La Nuova Sardegna

Sassari

Medio Oriente in fiamme

Da Sassari a Dubai, la vacanza choc di Paola: «Io e mio figlio terrorizzati dai missili, vogliamo tornare a casa» – Il racconto

di Andrea Massidda
Da Sassari a Dubai, la vacanza choc di Paola: «Io e mio figlio terrorizzati dai missili, vogliamo tornare a casa» – Il racconto

Da giorni in hotel dopo la cancellazione dei voli: «Le spese sono a carico nostro». L’appello: «La Farnesina intervenga, ci sentiamo abbandonati»

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Cagliari Doveva essere una breve vacanza tra lusso, mare e grattacieli. E invece si è trasformata in una settimana di guerra con notti passate in allerta e voli cancellati uno dopo l’altro. Paola Scanu, sassarese e addetta alla reception in un hotel della Riviera del Corallo, suo malgrado è rimasta a Dubai insieme al figlio di 17 anni dopo l’annullamento del volo di rientro in Italia. E ora grida: «Vogliamo tornare in Sardegna prima possibile».

L’allerta

 Il momento in cui tutto è cambiato è arrivato nella notte tra il 28 febbraio e l’1 marzo. «Abbiamo ricevuto sul cellulare un messaggio di allerta che segnalava possibili attacchi missilistici dall’Iran e ci invitava a scendere nelle zone basse dell’hotel», racconta. In pochi minuti gli ospiti della struttura si sono riversati nella hall con le valigie e i telefoni in mano per cercare notizie. «Sopra di noi passavano missili. Eravamo terrorizzati». Madre e figlio hanno trascorso lì la notte insieme ad altri turisti. «Sembravamo dei profughi». Paola era arrivata negli Emirati Arabi Uniti il 22 febbraio per un breve periodo di ferie. Il rientro in Sardegna era previsto nella notte tra il 28 febbraio con un volo Ita Airways da Dubai a Roma e poi la coincidenza per Alghero. Ma proprio il giorno della partenza è cambiato tutto: guerra.

Voli cancellati

«All’ora di pranzo ci hanno informato che il nostro volo era stato cancellato per la situazione che si era venuta a creare nella zona di Abu Dhabi». Da quel momento è iniziata una sequenza di rinvii che ha lasciato madre e figlio sospesi nell’incertezza. Il volo è stato prima riprogrammato per il 5 marzo, poi annullato e spostato all’8 marzo, quindi anticipato al 7 e ancora una volta cancellato. L’ultima prenotazione è per il 9 marzo, ma anche questa resta incerta. «Ci dicono che probabilmente prima dell’11 marzo Ita Airways non volerà da Dubai. Il problema è che nessuno ci dà una data sicura per tornare in Italia». Dopo la notte dell’allarme, gli ospiti dell’hotel sono rimasti per circa due giorni e mezzo all’interno della struttura senza poter uscire negli spazi aperti. Solo successivamente la situazione in città è tornata apparentemente alla normalità.

Dentro una bolla

«Ora qui la gente esce, i negozi sono aperti, sembra tutto tranquillo – racconta Paola – ma è come vivere dentro una bolla, mentre fuori nel mondo la tensione cresce». Intanto i giorni passano e le spese aumentano. «Per restare in hotel stiamo pagando tra i 250 e i 300 euro a notte, pazzesco». E a queste cifre si aggiungono i costi per mangiare e per gli spostamenti. «Tutto è a nostre spese, sia chiaro. Ma sinceramente, come si fa?». Paola racconta di aver contattato più volte le istituzioni italiane. «Abbiamo scritto alla Farnesina, all’ambasciata e al consolato». Le indicazioni ricevute sarebbero state limitate alla raccomandazione di restare negli alberghi e di non recarsi in aeroporto.

Come tornare a casa

Solo dopo alcuni giorni è arrivata una nuova comunicazione: la possibilità di lasciare Dubai passando dall’Oman con un bus organizzato per raggiungere un altro aeroporto. E anche in questo caso le spese sarebbero state a carico loro. Una comunicazione successiva ha riacceso per un attimo la speranza di trovare finalmente una via di fuga: la possibilità di salire su un volo charter organizzato dal ministero degli Esteri italiano. Peccato che l’illusione sia durata appunto l’espace du matin. «Ho chiamato subito la mia agenzia di viaggi per contattare Ita Airways: dopo pochi istanti ci hanno fatto sapere che il volo era già pieno da venti minuti», dice Paola infuriata. Ora l’unica alternativa potrebbe essere lasciare Dubai via terra per raggiungere Muscat, in Oman, e da lì tentare di trovare un volo verso l’Europa. Il suo appello è rivolto alle istituzioni italiane. «Qui ci sono famiglie con minori che non sanno come tornare a casa – dice – servirebbero più voli charter e soprattutto informazioni tempestive». Perché la sensazione che molti italiani bloccati all’estero stanno vivendo in questi giorni, conclude, è una sola: «Quella di essere stati dimenticati».

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