La Nuova Sardegna

Sassari

Il personaggio

Mario Olivieri 80 anni sul palco: «Grazie Sassari, mi hai reso grande»

di Luca Fiori
Mario Olivieri 80 anni sul palco: «Grazie Sassari, mi hai reso grande»

Giovedì 9 aprile alle 21 al Teatro Verdi lo spettacolo gratuito come regalo alla città

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Sassari C’è una soffitta, in via Moscatello, nel cuore del centro storico di Sassari, dove tutto è cominciato, 80 anni fa. Una stanza semplice, una famiglia segnata presto dal dolore - la perdita della madre quando lui aveva poco più di un anno - e una strada che sembrava già scritta. E invece no. «Io ero la pecora nera della famiglia», racconta Mario Olivieri, classe 1946, mentre passeggiamo sotto il sole, tra piazza Castello e piazza d’Italia. «Ho voluto studiare e capire il mondo, non limitarmi a seguire percorsi già segnati».

Quella strada lo ha portato lontano, pur restando sempre radicato nella città che amava, nella lingua e nella gente che da sempre racconta. E proprio a Sassari, domani sera alle 21, Olivieri porterà in scena uno spettacolo gratuito al Teatro Verdi, dal titolo emblematico: “Volevo fare l’attore”. Con tre “t”. Non un errore, ma una scelta, una dichiarazione d’intenti, ironica e affettuosa, un One man show pensato come regalo alla città e al pubblico che lo ha seguito per decenni.

«Ho voluto cantare Sassari, la sua lingua e la sua gente – spiega – e farlo come regalo, interamente a mie spese, perché credo sia il minimo che possa fare per chi mi ha sostenuto così a lungo».

Mario Olivieri nasce il 9 aprile 1946, proprio in quella soffitta al civico 19 di via Moscatello. Il padre, Nicolò Gherardo, fa il barbiere. La madre, Grazietta Idini, è casalinga. La vita però cambia subito direzione, a tredici mesi Mario resta orfano di madre, portata via dalla tubercolosi a soli 29 anni. «Non ho ricordi di lei, ma quella mancanza mi ha accompagnato sempre» racconta, mentre in città esplode la primavera. Nel 1966 consegue il diploma magistrale, poi il servizio militare e l’iscrizione all’Università di Pisa. Ma la vita accelera, nel 1970 sposa Liliana Rizzu, la donna con cui costruirà tutto. «Abbiamo fatto una vita di sacrifici, ma sempre insieme», racconta. Cinque figli, una famiglia numerosa e un lavoro che arriva passo dopo passo. Nel 1973 diventa maestro elementare, nel 1974 si laurea in Lingue e letterature straniere a Sassari. Poi il passaggio alle superiori come professore di inglese.

Ma Olivieri non si ferma mai. «Ho sempre studiato», ripete. Si iscrive a Pedagogia, supera tutti gli esami, ma rinuncia alla tesi. Tenta anche Medicina: «Ma ho dovuto lasciare, avevo troppi impegni tra lavoro e famiglia», racconta, mentre per strada in tanti lo salutano con un sorriso. Nel frattempo diventa assistente alla cattedra di tedesco all’Università di Sassari, poi dirigente scolastico. Nel 1985 guida l’Istituto Alberghiero di Alghero, che farà intitolare a Emilio Lussu. Supera sei concorsi da preside e nel 1994 assume la guida del Tecnico numero 2, poi intitolato a Luigi Einaudi. Va in pensione nel 2012, dopo 45 anni di servizio. «Sono entrato a scuola a sei anni e ne sono uscito a sessantasei», sorride. Poi la battuta che lo rappresenta: «Per hobby facevo il preside, di mestiere faccio l’attore». Perché accanto alla scuola c’è sempre stato il teatro. Una seconda vita, o forse la stessa, vissuta su un altro palco. «Double face, come le rotaie di un treno», spiega. «Non ho mai scelto tra le due cose, le ho amate entrambe». Oltre 65 anni tra teatro, radio, televisione e cinema.

Nel 1999 fonda la “Compagnia Teatrale La Quinta” insieme a Eleonora Denurra. «All’inizio portavamo in scena testi di altri, poi ho iniziato a scriverli io», racconta. «Scrivere una commedia è come scrivere un romanzo, ma con una responsabilità in più, devi far divertire. Il sassarese va a teatro per divertirsi». Il cinema arriva più tardi, ma lascia il segno. Tra i film “Arrapaho” (1984), “Perfidia” (2014), “Ovunque proteggimi” (2018) e “L’amore e la Gloria: La giovane Deledda” (2024). È proprio “Perfidia” di Bonifacio Angius a segnare una svolta. «All’inizio mi avevano dato un ruolo piccolo – racconta – ma ho insistito per fare un provino per la parte principale. E li ho convinti». Il film arriva al Festival di Locarno. «Un giornalista mi disse: “Lei è la rivelazione del Festival”». Un momento che resta. Così come gli incontri con Morgan Freeman e Giancarlo Giannini.

Domani sera, al Teatro Verdi, non sarà solo uno spettacolo. Sarà un ritorno, un abbraccio, una storia condivisa. «Vi aspetto per ringraziarvi degli oltre 65 anni di affetto», dice. Ma il sipario, per lui, non è ancora pronto a chiudersi.

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