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Sassari, esplosivo e armi nascosti in un terreno: allevatore rischia due anni

Sassari, esplosivo e armi nascosti in un terreno: allevatore rischia due anni

L’imputato è il figlio di Vincenzo Unali, a processo per l’omicidio Ara

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Sassari Nel 2022 i carabinieri avevano trovato un fucile e dell’esplosivo vicino a un torrente che scorre al bordo di un terreno di cinquanta ettari nel quale una famiglia di allevatori di Mores portava il bestiame a pascolare. Non una famiglia qualunque, però, bensì gli Unali. E i carabinieri di Bonorva e Torralba, ritenendo di avere elementi a sufficienza a suo carico, avevano arrestato Giacomo Unali, 40 anni. Si tratta del figlio di Vincenzo, 64 anni, già condannato in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Alessio Ara, il 37enne ucciso a Ittireddu con due fucilate – una al petto e una alla spalla – il 15 dicembre del 2016. Unali è in attesa del nuovo processo davanti alla corte d’assise d’appello di Cagliari dopo che la Cassazione ha annullato il verdetto di secondo grado (che confermava l’ergastolo).

Per gli investigatori a nascondere quelle armi sarebbe stato proprio il 40enne. Lui aveva spiegato che il punto del ritrovamento – una ripida scarpata alta dieci metri rispetto al fiume sottostante – era accessibile a chiunque, inutilizzabile a pascolo e a 700 metri di distanza dal suo ovile. In particolare erano stati trovati un fucile calibro 12 con matricola cancellata, un chilo e mezzo di gelatina da cava, 10 metri di micce e 6 detonatori. L’esplosivo era già confezionato, pronto per essere utilizzato e con un elevatissimo potenziale offensivo. Le indagini dei carabinieri (che avevano inviato il materiale ai Ris) erano finalizzate anche a capire se il fucile ritrovato avesse qualcosa a che fare con l’omicidio di Ara. Il 36enne, infatti, fu ucciso con un’arma simile e sull’indumento che l’assassino avrebbe utilizzato per avvolgerla era stato trovato il Dna di Vincenzo Unali. Fucile che non è stato mai ritrovato.
Nei giorni scorsi in tribunale si è tenuta una nuova udienza del processo e al termine della discussione il pubblico ministero Giovanni Porcheddu ha chiesto la condanna dell’imputato (difeso dagli avvocati Pietro Diaz e Antonio Secci) a due anni di reclusione. (na.co.)
 

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