Sassari, la Breast Unit fa passi da gigante: interventi a 30 giorni dalla diagnosi, +25% in un anno
Il direttore Alessandro Fancellu: «Operate oltre 550 donne con patologie mammarie, 330 per tumori maligni»
Sassari Oltre 500 donne con patologie mammarie operate, di cui 330 per tumori maligni. Un incremento di interventi chirurgici del 25% rispetto al 2024. Sono solo alcuni dei numeri della Breast Unit dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Sassari. Nata ufficialmente nel 2023 è diretta dal professor Alessandro Fancellu che è anche referente regionale per la Sardegna di Senonetwork, la rete che riunisce in tutta Italia i centri di senologia dedicati alla prevenzione, alla diagnosi e alla cura del tumore al seno. «La Breast Unit dell’Aou di Sassari è la struttura di riferimento del Centro Nord Sardegna che assicura un percorso multidisciplinare nel pieno rispetto delle linee guida europee – afferma Alessandro Fancellu –. Alle donne ammalate di tumore al seno viene assicurata una presa in carico globale. Accanto all’assistenza svolgiamo anche attività di ricerca e di formazione, aspetti di primaria importanza in una Breast Unit moderna. Offriamo un percorso diagnostico-terapeutico di qualità, con soluzioni all’avanguardia».
Perché le Breast Unit sono così importanti?
«Rappresentano oggi l’elemento centrale per il trattamento del carcinoma mammario. Si tratta di centri multidisciplinari specializzati nella diagnosi, cura e follow-up del tumore della mammella, istituiti per garantire alle pazienti percorsi assistenziali integrati e standardizzati. Al loro interno operano diverse figure professionali che collaborano nella definizione del percorso terapeutico più appropriato. Numerosi studi hanno dimostrato che il trattamento delle pazienti all’interno delle Breast Unit migliora la qualità delle cure, aumenta la sopravvivenza e riduce la mortalità».
Cosa si intende per percorso multidisciplinare?
«La donna col tumore affronta un lungo percorso integrato che deve essere portato avanti da un team di esperti. La cura del tumore mammario passa attraverso diverse fasi che iniziano con la diagnosi, continuano con i trattamenti loco-regionali, ovvero la chirurgia e la radioterapia, e i trattamenti sistemici, ovvero i trattamenti farmacologici. Ma la presa in carico globale non si limita a questo, si protrae anche con la fase della riabilitazione fisica e psicologica. Il team multidisciplinare dialoga e si confronta continuamente per assicurare ad ogni donna il trattamento più adatto. La vera sfida dell’approccio della senologia moderna è quella di offrire il trattamento più adatto ad ogni singola paziente, trovando il giusto equilibrio tra radicalità oncologica e qualità di vita».
Quali criteri devono essere rispettati?
«I criteri delle Breast Unit sono definiti a livello europeo dalla Società Europea di Senologia. La Breast Unit deve trattare almeno 150 nuovi casi di tumore mammario all’anno, poiché elevati volumi sono associati a migliori risultati clinici. Ma non si tratta solo di ottemperare a criteri di tipo quantitativo».
Ci sono anche standard qualitativi da rispettare?
«Certo, non possiamo soltanto offrire trattamenti e percorsi, ma dobbiamo anche assicurare la qualità degli stessi. Ecco perché le Breast Unit sono tenute al monitoraggio degli indicatori di qualità: raccolta dati, audit clinici e valutazione degli esiti secondo indicatori europei. Quella di Sassari si è recentemente dotata del DataBreast, una piattaforma informatica in rete con le altre Breast Unit europee, attraverso la quale viene fatto il monitoraggio dei criteri di qualità».
Prima parlava di soluzioni all’avanguardia, si riferisce alla chirurgia robotica?
«Anche, ma in generale ad un approccio sempre attento all’innovazione. Al momento siamo tra i pochi centri in Europa ad eseguire la mastectomia robotica, tecnica che consente attraverso un’incisione di soli 3-4 cm di asportare la ghiandola mammaria con traumatismo minimo, preservando il capezzolo, e di eseguire una ricostruzione immediata del seno. I vantaggi sono molteplici e vanno nella direzione di una progressiva riduzione dell’invasività dei trattamenti e di un miglioramento della qualità di vita».
Quanto una struttura come la vostra riesce a ridurre il fenomeno della migrazione sanitaria?
«Prima ho detto dei 500 interventi in u anno, un altro dato importante riguarda la riduzione dei tempi di attesa, oggi a Sassari le donne vengono operate in media entro 30 giorni dalla diagnosi. Non abbiamo dati aggiornati sulla mobilità passiva dalla Sardegna per i tumori mammari, ma l’impressione è che si stia riducendo il numero di donne che si rivolge a struttura extra-regione. Sta lentamente cambiando un retaggio antico, spesso basato su luoghi comuni che poi non si traducono in vantaggi tangibili per le donne sotto il profilo dei risultati oncologici e della qualità di vita. Le Breast Unit sono nate proprio con l’intento di creare in ogni regione dei centri di riferimento nei quali vengono rispettati degli standard di trattamento oggettivi e omogenei, uguali su tutto il territorio nazionale».
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