Litigano per l’eredità e si aggrediscono con morsi e colpi di cacciavite: la storia di due fratelli
Doppia condanna e risarcimento reciproco, uno dei due restò invalido
Pattada Si è conclusa con una doppia condanna la vicenda giudiziaria nata da una violenta lite tra due fratelli di Pattada, degenerata in una reciproca aggressione sullo sfondo di una controversia ereditaria. Il giudice monocratico Sara Pelicci ha condannato entrambi a nove mesi di reclusione, con pena sospesa, riconoscendo inoltre un risarcimento reciproco dei danni. L’entità del risarcimento sarà però maggiore per uno dei due fratelli, assistito dall’avvocato Sabina Useli, che nell’aggressione riportò le conseguenze più gravi: una invalidità permanente del 7 per cento, 33 ferite inferte con un cacciavite e numerosi morsi.
La storia
La vicenda risale al 2021 ed era nata da una disputa familiare legata a una successione ereditaria. A far esplodere il litigio fu un episodio apparentemente banale: uno dei due fratelli stava raccogliendo alcune albicocche cadute da un albero che si trovava nel terreno dell’altro, ma con i rami che sporgevano abbondantemente nella sua proprietà. Un gesto che, fino a quel momento, sarebbe sempre stato tollerato. Secondo la denuncia presentata ai carabinieri di Pattada, mentre era intento a raccogliere i frutti l’uomo sarebbe stato spinto alle spalle, cadendo in un piccolo orto sottostante e battendo la testa. Una volta a terra, sempre secondo la sua ricostruzione, il fratello lo avrebbe colpito ripetutamente con un cacciavite, provocandogli decine di ferite al torace, all’altezza del cuore, per poi morderlo più volte a un braccio, arrivando a strappargli lembi di pelle. Quando sul posto arrivarono i carabinieri, dell’arma non vi era più traccia. La versione dell’altro fratello (difeso dall’avvocato Gian Paolo Campus) era però diametralmente opposta. Nella querela presentata a sua volta sostenne di essere stato lui la vittima dell’aggressione, raccontando di aver ricevuto un calcio ai testicoli e alcune ferite sotto il mento provocate proprio con il cacciavite impugnato dal fratello. Da quelle denunce incrociate era nato il procedimento penale, nel quale entrambi erano imputati per lesioni, uno nella forma aggravata. Al termine del processo il giudice Sara Pelicci ha ritenuto entrambi responsabili, infliggendo a ciascuno la stessa pena: nove mesi di reclusione, con sospensione condizionale, oltre al risarcimento reciproco dei danni. Una decisione che non ha convinto la difesa del fratello assistito dall’avvocato Sabina Useli. Il legale ha infatti già annunciato il ricorso in appello, ritenendo che il proprio assistito sia stato vittima dell’aggressione avvenuta nel giardino del fratello e contestando la scelta del tribunale di applicare la medesima pena a entrambi, nonostante la diversa gravità delle lesioni riportate.
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