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Tribunale

La casa pronta a saltare in aria e la trappola mortale ai carabinieri: un uomo di Ozieri condannato a 15 anni per strage

di Nadia Cossu
La casa pronta a saltare in aria e la trappola mortale ai carabinieri: un uomo di Ozieri condannato a 15 anni per strage

L’uomo aveva chiamato il 112 per far arrivare i soccorritori: «Venite ho ucciso mia moglie»

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Sassari Quindici anni di carcere per un piano che, secondo la Procura, avrebbe potuto trasformarsi in una strage. È la condanna inflitta dal gup Gian Paolo Piana al 64enne di Ozieri Antonio Maria Pani, accusato di aver preparato nei minimi dettagli una trappola mortale nella propria abitazione con un’esplosione che avrebbe potuto coinvolgere non solo la palazzina in cui lui viveva ma anche le case vicine. E che avrebbe potuto uccidere forze dell’ordine e soccorritori che lui aveva fatto arrivare sul posto con una falsa richiesta di intervento.

La sentenza è arrivata al termine del rito abbreviato condizionato alla perizia psichiatrica, richiesta dall’avvocato difensore Antonella Chirigoni sulla base di documentazione medica regolarmente prodotta e alla quale non si era opposta la Procura. L’accertamento ha stabilito che Pani, al momento dei fatti, era capace di intendere e di volere.

Il pubblico ministero Maria Paola Asara aveva chiesto una condanna a 20 anni, ridotta poi a 15 per effetto del rito abbreviato.

I fatti risalgono al 29 aprile 2025, a Ozieri. Secondo la ricostruzione della Procura esposta davanti al giudice, il 64enne avrebbe realizzato un sofisticato sistema per far esplodere la sua abitazione. Avrebbe lasciato aperte le valvole del gas, collegando all’impianto due bombole da 15 chili per aumentare la fuoriuscita di propano. Porte e finestre erano state chiuse e sigillate con nastro adesivo per impedire la dispersione del gas, mentre un ventilatore acceso avrebbe dovuto favorirne la diffusione all’interno dell’abitazione.

Sul pavimento aveva inoltre installato una mola a disco fissata a un supporto realizzato artigianalmente e collegata, tramite una prolunga, a una presa elettrica situata all’esterno dell’abitazione, in una legnaia. Sempre lì avrebbe nascosto un telecomando wireless che, una volta azionato da remoto, avrebbe alimentato la mola e un piano cottura. L’avvio dei due dispositivi avrebbe generato una pioggia di scintille incandescenti, innescando l’esplosione della miscela di gas ormai accumulata all’interno della casa.

Per la pm Asara, l’obiettivo era provocare una deflagrazione devastante, capace di causare il crollo dello stabile, danni agli edifici vicini e mettere in pericolo la vita delle persone presenti nelle abitazioni circostanti, dei passanti e degli stessi operatori intervenuti sul posto. Per questo all’uomo è stato contestato anche di aver realizzato un “ordigno esplosivo concepito per uccidere”.

Secondo l’accusa, per attirare sul luogo forze dell’ordine e soccorritori Pani avrebbe poi chiamato il 112 sostenendo falsamente di aver ucciso la moglie, dalla quale era separato, e minacciando di togliersi la vita. Una simulazione, secondo il pubblico ministero, studiata per assicurarsi l’arrivo di carabinieri, polizia, vigili del fuoco e personale del 118 proprio nel momento in cui l’esplosione avrebbe dovuto verificarsi: l’attentato venne sventato grazie al tempestivo intervento delle forze dell’ordine.

Dopo una breve caccia all’uomo, il 64enne venne rintracciato nascosto in un ricovero per gli attrezzi nel giardino dell’abitazione e arrestato dai carabinieri della compagnia di Ozieri e dagli agenti del commissariato cittadino. Al momento del fermo aveva ancora con sé il telecomando wireless che, secondo gli investigatori, sarebbe servito ad azionare il sistema di innesco.

I militari e gli agenti, insieme ai vigili del fuoco, intervennero nella villetta in località Tramentu, dove l’odore di gas era fortissimo. L’area venne completamente isolata, con decine di residenti costretti a barricarsi nelle proprie abitazioni per il timore di un’esplosione. Per entrare nell’immobile gli operatori dovettero scavalcare il muro di recinzione e forzare la porta d’ingresso.

Solo dopo un intervento particolarmente delicato i vigili del fuoco riuscirono a mettere in sicurezza la villetta, costruita su quattro livelli, e l’intera area circostante. Nel frattempo gli investigatori riuscirono a contattare l’ex moglie dell’uomo, che vive in un’altra città, accertando che era viva e che la telefonata al 112 era stata una falsa segnalazione.

Durante la successiva perquisizione dell’abitazione furono inoltre sequestrati numerosi fogli manoscritti contenenti frasi deliranti contro l’Arma dei carabinieri, la polizia di Stato e la magistratura, oltre a libri e manifesti inneggianti al fascismo e ad altro materiale finito al vaglio della Procura. L’avvocato difensore Chirigoni ha già preannunciato il ricorso in appello.

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