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La donna scomparsa e ritrovata

Sassari, il mistero di Marinella: svenuta in un cantiere, un sacco in testa e uno sui piedi – La ricostruzione

di Davide Pinna
Sassari, il mistero di Marinella: svenuta in un cantiere, un sacco in testa e uno sui piedi – La ricostruzione

La donna si trovava in uno stato di morte apparente che ha ingannato i primi soccorritori. Ma perché era lì? Era da sola?

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Sassari Qualcuno piange, uno dei volontari che ha preso parte alle battute di ricerca di Marinella Campus dice sconfortato: «Abbiamo guardato dappertutto, e ora scopriamo che era qui, a due passi da casa sua». Un uomo, fuori dall’abitazione nella borgata sassarese di Ottava da cui poche ore prima era scomparsa la donna di 49 anni, parla al telefono: «Devo avvisare mamma, ancora non lo sa». Pochi metri più in là, nello scantinato di un cantiere abbandonato da anni, che si trova fra via Ziu Remundu e il campo sportivo della borgata, c’è il corpo della 49enne. Lo hanno trovato dentro un grande sacco da muratore, un altro uguale è infilato sul suo capo. È scalza, non ci sono ferite. A vederla, la prima impressione dei soccorritori è che sia morta: questa è la segnalazione che si dirama dal luogo del ritrovamento e che raggiunge anche la Questura, che dalla sera di giovedì 24 prima coordina le ricerche della donna. Una convinzione che si rafforza poco dopo, quando qualcuno prova a udire il battito del suo cuore e non sente nulla. Un vero e proprio stato di morte apparente, provocato forse dall’ipotermia.

La tragica notizia e poi la gioia: «E’  viva»

La tragica notizia in qualche modo raggiunge anche i familiari e gli amici che si trovano nella casa poco distante e poi i vicini, i curiosi e i volontari che sono ancora lì. L’ombra del lutto si stende sulle villette di Ottava. All’improvviso, però, qualcuno si accorge che Marinella Campus è viva: lei non lo sa, ma agli occhi dei soccorritori è appena “resuscitata”. In pochi istanti viene presa in carico dal 118 e trasportata d’urgenza all’ospedale di Sassari: è grave, ma non è in pericolo di vita. Quando apre gli occhi manifesta fin da subito un grave stato confusionale: interpellata, non sa qual è il suo nome né come sia finita in quello scantinato profondo e impervio, proprio dietro casa sua. Non è l’inizio di un romanzo, ma l’incredibile storia andata in scena ieri 25 settembre a Ottava, borgata alle porte di Sassari. Una vicenda con un lieto fine a sorpresa, ma che ha ancora tanti aspetti da chiarire.

La scomparsa e il ritrovamento

Tutto è cominciato giovedì mattina, quando la donna si allontana senza documenti e telefono dalla casa di famiglia in via Ziu Remundu, a Ottava. Si mette in moto una imponente mobilitazione di ricerca, coordinata dalla Questura e con un ruolo decisivo dei vigili del fuoco. Le ricerche vanno avanti sino all’una di notte, viene battuto palmo a palmo il terreno incolto che si trova dietro la casa e le squadre entrano anche dentro quel cantiere, ma di Marinella Campus non c’è traccia. L’indomani mattina si riparte di buon’ora, ci sono anche diversi volontari e soprattutto sono arrivati i cani molecolari dei vigili del fuoco che fiutano una traccia e conducono i soccorritori dentro il cantiere. Che però è enorme: 300 metri quadri, su più livelli. Solo dopo un po’ la donna viene avvistata nello scantinato, ma l’ingresso è nascosto dalla vegetazione e impervio e ci vuole altro tempo prima di riuscire a raggiungerla. E poi ne serve altro ancora perché la tragica prima impressione venga spazzata via dalla bella notizia: Marinella è viva. Resta però da capire come sia arrivata in quel cantiere che sì, si trova proprio dietro casa, ma è comunque complicato da raggiungere. E perché sia stata ritrovata con quei sacchi da muratore addosso. Ma soprattutto, la domanda a cui tenteranno di rispondere gli investigatori della Squadra mobile è se fosse sola o no e se abbia trascorso tutta la giornata e la notte lì o se sia arrivata più tardi. Dubbi che proprio la 49enne potrà aiutare a chiarire, quando sarà in grado di rispondere agli investigatori. Intanto, resta la gioia per il lieto fine. A fine giornata, il fratello della donna, in un post sul gruppo Tutti Uniti per Ottava ha ringraziato coloro che si sono impegnati nelle ricerche: «Mi avete abbracciato con la vostra presenza e vicinanza, grazie».

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