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Sassari, svolta contro gli allagamenti a Predda Niedda: via libera al nuovo canale del Rio Calamasciu

Sassari, svolta contro gli allagamenti a Predda Niedda: via libera al nuovo canale del Rio Calamasciu

Approvato in giunta l’esecutivo per il primo lotto di lavori. Il rio tombato “riemergerà” tra Predda Niedda e Caniga

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Sassari Un nuovo canale a cielo aperto lungo il lato sud della ferrovia, tra Predda Niedda e Caniga, per liberare definitivamente una delle zone più esposte agli allagamenti dal rischio legato al Rio Calamasciu. Dopo anni di progetti, varianti, autorizzazioni e passaggi tecnici, il Comune mette un altro tassello decisivo nell’intervento destinato a cambiare l’assetto idraulico della parte sud della zona industriale.
La giunta Mascia ha approvato il progetto esecutivo del primo lotto, da 1 milione e 900 mila euro, su proposta del vicesindaco e assessore alla Transizione ecologica, alla Salvaguardia del territorio e al Decoro urbano Pierluigi Salis. Con la stessa delibera è stata dichiarata la pubblica utilità dell’opera, passaggio necessario per avviare i procedimenti espropriativi sui terreni interessati dai lavori.
È il primo segmento di un progetto molto più ampio, dal costo complessivo stimato in circa 6 milioni e 900 mila euro, nato per affrontare una criticità che a Predda Niedda si trascina da decenni. Il tratto interessato è quello compreso tra Predda Niedda Sud e Caniga, in corrispondenza di una delle aree più vulnerabili della zona industriale, dove in occasione delle piogge più intense l’acqua tende ad accumularsi soprattutto nel grande piazzale tra Eurospin e Maury’s.

Il problema affonda le radici nella trasformazione urbanistica dell’area. Fino agli anni Sessanta il Rio Calamasciu scorreva a cielo aperto tra gli ulivi. Con la nascita e l’espansione della zona industriale il corso d’acqua venne progressivamente tombato sotto piazzali, strade e capannoni. Una soluzione che con il tempo ha mostrato tutti i suoi limiti: allagamenti ricorrenti, difficoltà nello smaltimento delle acque e soprattutto il rischio che una piena eccezionale possa produrre conseguenze ben più gravi dei disagi già registrati negli anni.
Il progetto punta a superare proprio questo nodo. Il nuovo canale sarà realizzato a cielo aperto lungo il lato meridionale della ferrovia e avrà dimensioni sufficienti a garantire una maggiore capacità di deflusso. Il vecchio tratto tombato del Rio Calamasciu resterà comunque in funzione e continuerà a raccogliere le acque meteoriche provenienti dalla zona industriale, per poi essere collegato più a valle con il nuovo canale.
Una scelta progettuale che in passato era stata contestata da alcuni proprietari dei terreni coinvolti, che avevano proposto di spostare il nuovo corso d’acqua a nord della ferrovia, tra i capannoni, così da intercettare direttamente le acque della zona industriale. I tecnici comunali avevano però respinto questa ipotesi, confermando l’impostazione originaria e il mantenimento del vecchio tratto tombato come parte integrante del sistema di drenaggio.
Il via libera arrivato ora dalla giunta chiude un percorso amministrativo lungo e complesso. Uno degli ultimi atti della precedente amministrazione era stato l’approvazione della variante urbanistica necessaria per ottenere l’autorizzazione regionale al primo lotto. La variante si era resa necessaria anche per la presenza, nelle aree interessate dai lavori, di tre zone sottoposte a vincolo archeologico in prossimità dei nuraghi Giagamanna, Li Luzzani e Casteddu di Sant’Anatolia.
Il finanziamento da 1,9 milioni arriva dalla Regione Sardegna attraverso le risorse della programmazione Por Fesr 2014-2020. L’iter era partito nell’aprile del 2019 con l’aggiudicazione del servizio di progettazione a un raggruppamento temporaneo di professionisti guidato dalla milanese Etatec Studio Paoletti, insieme allo Studio tecnico associato 4E di Sassari, al geologo Angelo Vigo di Quartu Sant’Elena, alla geologa Donatella Giannoni di Sassari e a Emanuela Atzeni di Monastir.
Il progetto esecutivo era stato trasmesso nell’aprile dello scorso anno. A settembre era stata convocata la conferenza di servizi con tutti gli enti coinvolti, poi sospesa per consentire l’acquisizione di alcune integrazioni documentali. Nel frattempo una modifica della macrostruttura comunale ha trasferito il servizio Difesa del suolo dal settore Infrastrutture della mobilità e Traffico al settore Ambiente, che dalla primavera del 2026 ha ripreso in mano il procedimento.
Il 18 maggio la conferenza di servizi si è conclusa positivamente. Dieci giorni fa è arrivato anche l’esito favorevole dell’accertamento sulla qualità del progetto, affidato al raggruppamento composto da Giamberardino Srl e dall’ingegnere Antonio Fraghì. L’ultimo passaggio tecnico è stata la validazione del responsabile unico del progetto, l’ingegnere Giuseppe Mundula. Da lì il via libera definitivo della giunta.
Ora il percorso entra nella fase operativa. Prima dovranno essere completati gli espropri e gli ultimi adempimenti necessari, poi potrà partire la gara per i lavori. L’obiettivo è mettere finalmente in sicurezza un’area che da anni convive con il rischio di allagamenti e che rappresenta uno dei punti più delicati del sistema idraulico cittadino.
«Le criticità del canale coperto tra Predda Niedda Sud e Caniga sono note a tutti da molto tempo – sottolinea Pierluigi Salis – ma ora siamo finalmente nelle condizioni di effettuare gli interventi necessari a mitigare i rischi e i disagi che quella parte della città ha dovuto patire a più riprese e per molti anni».
Per Predda Niedda il progetto segna dunque il passaggio dalla lunga fase delle autorizzazioni a quella che dovrà portare ai cantieri. E, soprattutto, prova a chiudere una delle eredità più problematiche lasciate dalla trasformazione industriale dell’area: un torrente nascosto sotto il cemento che, a ogni pioggia intensa, continua a ricordare alla città che il suo corso naturale non è mai davvero scomparso.

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