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Si riaccende la grabiglia, a Sassari torna “A fora li brasgeri”

di Valentina Ruiu
Si riaccende la grabiglia, a Sassari torna “A fora li brasgeri”

Il 10 ottobre l’ arrostita per il centro storico con i circoli cittadini In apertura un convegno sulla cucina e il pranzo di Fabio Zago

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Sassari Immaginate 500 kg di carne, 260 di zimino, 100 di verdura, conditi con sale e pepe. La sassareseria è servita e ha il sapore della grabiglia ardente. Sabato 10 ottobre, il profumo della reazione di Maillard tornerà ad avvolgere piazze, slarghi e vicoli del centro storico in occasione della terza edizione di “A fora li brasgeri”, manifestazione organizzata dal Comune di Sassari con l’associazione Eat&Buffas.

A presentare l’iniziativa, costata 70mila euro (finanziati per metà dalla Regione), c’erano il sindaco Giuseppe Mascia, l’assessora alla Cultura Nicoletta Puggioni, Giovanni Cocco e Lillo Carboni dell’associazione Eat&Buffas e Giusy Mura, presidente del CCN Stelle del Centro.

I re della graticola, a partire dalle 18, saranno cento operatori dei circoli storici della città: Raggio d’Oro, Sacro Cuore, Circolo Bocciofilo Sassari, ACLI Latte Dolce, Circolo Ferroviario, La Lucciola, Culleziu e Associazione Centro Storico

. I circuiti gastronomici saranno invece due colori evocativi, il rosso e il blu. Il biglietto costa 15 euro e dà diritto a 5 coupon per altrettanti assaggi. Al momento dell’acquisto si potrà scegliere il percorso, considerato che entrambi gli itinerari prevedono sia lo zimino che le verdure. A ogni tappa è garantito anche un bicchiere di vino e il pane. I biglietti saranno disponibili nello stand allestito in piazza Azuni da venerdì 9 ottobre dalle 10 del mattino. «Il lavoro che fanno i circoli nel centro storico è importante – ha detto il sindaco Giuseppe Mascia –. Il valore aggiunto è quello di far frequentare la città, riportarla in vita, darle un’altra possibilità».

Una passeggiata gastronomica che si rispetti, però, non può non avere un sottofondo musicale. A conferire ritmo alle forchettate ci sarà il folk sassarese, con diversi gruppi in piazza Sant’Antonio e piazza Azuni. La musica sarà protagonista anche il giorno precedente, il 9 ottobre alle 20.30, con il concerto della band sassarese Sonos de Manos in piazza Azuni. Non solo arrostita diffusa: prima di accendere la brace, la mattina del 10 settembre si aprirà con la tavola rotonda Identità in cucina: la tradizione a tavola come leva di destinazione turistica, un progetto curato dal CCN Stelle del Centro, in rete con il CCN Icentru Sassari. Gli esperti si confronteranno su come il cibo può diventare leva di marketing della destinazione, tenendo insieme narrazione, comunicazione digitale e strategia territoriale.

«Questa iniziativa serve a sviluppare la linea del turismo enogastronomico – ha detto l’assessora Puggioni –. Sappiamo che ai nostri cittadini piacciono le leccornie che abbiamo a Sassari, ma è bello poter pensare che anche chi non le conosce le possa apprezzare». Alla tavola rotonda seguirà lo show cooking e il pranzo curati nel cortile di Palazzo Ducale dallo chef Fabio Zago, già docente dell’istituto alberghiero di Sassari, tutor dell’Accademia Gualtiero Marchesi dal 2015 al 2021 e per oltre vent’anni direttore didattico della Scuola de La Cucina Italiana. Compito di Zago sarà rileggere i piatti della tradizione sassarese in chiave contemporanea. Il menù prevede, ad esempio, fainè alla melanzana e gnocchetti in crema di cavolfiore. Lo show cooking e il pranzo sono a numero chiuso, sono infatti disponibili 50 biglietti al costo di 60 euro, acquistabili sui canali social di Identità in vetrina. Il biglietto include anche il ticket per le degustazioni e dà inoltre diritto a un buono sconto da spendere nelle attività del CCN Stelle del Centro, che si potrà ritirare la mattina del convegno. Il buon cibo di una volta, musica, convivialità: passa anche da qui la rigenerazione della città vecchia, una sorta di vaccino contro il degrado.

«Chi con leggerezza fa distinzione tra cultura e intrattenimento non ha capito che un’iniziativa del genere, che può sembrare mero intrattenimento, in realtà fa parte del nostro tessuto culturale – ha detto Mascia –. Tramandare i contenuti della nostra cucina, che è un modo di stare al mondo, è un lavoro culturale che ha a che fare con la ricostruzione di una città, che passa un po’ per quello che noi siamo, banalmente il concetto di identità».

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