Sassari, dai ristoranti al mercato nero: come funziona il racket dell’olio esausto e quanto vale il nuovo oro giallo
Falsi ritiri in 50 ristoranti nella fascia costiera nord-occidentale. Tre sassaresi denunciati
Sassari C’è un momento esatto in cui un rifiuto smette di essere tale e diventa una valuta pesante. Succede quando la parola “transizione ecologica” incontra il listino dei prezzi del mercato nero. In Italia era il rame, battezzato l’oro rosso per quella sua inclinazione a sparire dai binari e dai cantieri. Adesso tocca al grasso delle friggitrici, che cola al centro di un vero e proprio racket della frittura. L’oro giallo, lo chiamano nei corridoi dei Noe di Sassari. Una tonnellata di olio vegetale esausto, quello raccolto in fondo alle cucine dopo centinaia di fritture di pesce e patatine, vale sul mercato fino a oltre mille euro. Perché lavorato, distillato e trattato, quell’olio diventa biodiesel. E il biodiesel vale un patrimonio. Attorno a questi bidoni unti si è così consolidata una morsa illegale. Adesso quella spazzatura viscida e maleodorante vale denaro. Abbastanza da rubarla. Abbastanza da inventarsi società, falsificare documenti, attraversare la Sardegna con i furgoni carichi di bidoni e poi prendere una nave verso la Penisola. O persino verso la Francia.
Funziona così. Arrivano col mezzo cisterna davanti al ristorante, caricano i bidoni pieni dell’olio delle friggitrici o aspirano il contenuto con la motopompa, e lasciano persino il documento. Tutto normale. Tranne un particolare: non sono quelli che dicono di essere. «Siamo della società che ritira l’olio». Il cuoco consegna i fusti, loro firmano, tanti saluti e arrivederci. Qualche giorno dopo però arrivava il vero incaricato. «Siamo qui per il ritiro». E dall'altra parte: «Ma siete già passati». Questa storia, a dirla tutta, parte da lontano, ma approda con forza sui banchi della Procura di Sassari. È il bilancio di un’indagine avviata nel 2025 su impulso dei Noe di Milano e Napoli, transitata per la Dda di Cagliari e infine approdata a Sassari per competenza sui reati ambientali e sullo smaltimento illecito. L’ipotesi di partenza è quella del traffico illecito di rifiuti. I carabinieri del Noe di Sassari hanno seguito per mesi i movimenti, appostandosi e pedinando i mezzi. L’esito: tre sassaresi denunciati a piede libero, tre società create dal nulla per muoversi nell’ombra, un’area sequestrata ad Ossi usata come deposito abusivo, un camion cisterna da 3500 litri sotto sigillo e una patente ritirata al conducente sulla base delle nuove e più severe prescrizioni normative. I reati contestati sono gestione e smaltimento illecito dei rifiuti, abbandono e realizzazione di una discarica non autorizzata. Il meccanismo era collaudato e disarmante nella sua semplicità.
Gli uomini della banda giravano per la fascia costiera della Sardegna nord-occidentale: da Stintino fino a Santa Teresa di Gallura, passando per Porto Torres, Sorso, Lu Bagnu, Aglientu e spingendosi fino ad Olbia. Più di cinquanta tra ristoranti, friggitorie e paninoteche finiti nella rete. Si presentavano nei locali e, approfittando della buona fede, o della disattenzione, del personale di cucina, si portavano via i fusti. In molti casi facevano finta di essere gli incaricati delle ditte ufficiali, rilasciando ai cuochi un Formulario di Identificazione dei Rifiuti completamente falso. In altri casi, semplicemente, li rubavano. Si appropriavano dei bidoni riservati alle sole due aziende autorizzate che operano nel Nord Sardegna soffocando la concorrenza legale. Una volta caricati i fusti, i camionisti dell’organizzazione facevano rotta verso un terreno adibito a deposito sotterraneo e abusivo a Ossi, in località Santa Vittoria. Qui la merce veniva stoccata in attesa di organizzare i viaggi pesanti. Destinazione principale: la Campania, verso impianti di recupero già finiti sotto la lente del Noe di Napoli. Ma non solo. Gli investigatori hanno tracciato anche una via d’uscita internazionale attraverso il porto di Santa Teresa di Gallura, con conferimenti diretti verso la Francia. Dietro questa catena di montaggio abusiva non c'è solo l’intraprendenza di qualche spregiudicato locale. L’ombra che si allunga è più fitta e riguarda le ramificazioni della criminalità organizzata campana. Non a caso, le indagini condotte in parallelo nel Centro Italia dal Noe di Firenze hanno portato di recente a ben 17 misure cautelari tra carcere e domiciliari per traffico illecito di oli usati. L'inchiesta condotta a Sassari dai Noe dimostra come il racket dell’oro giallo sia attecchito anche in Sardegna. Un giro d’affari sulle spalle dell’ambiente e delle imprese oneste, dove persino la frittura della domenica finisce per rendere più croccanti i portafogli delle ecomafie.
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