Morì travolto dal camion: prosciolto l’autista del mezzo
L’incidente, vicino a Castelsardo, fu causato da un guasto ai freni. La vittima era un uomo di Sorso
Sassari Un guasto all’impianto frenante che si sarebbe verificato almeno 350 metri prima dello schianto e che avrebbe reso il camion ingovernabile. È questo il punto centrale della ricostruzione difensiva accolta dal gup Sergio De Luca che ha disposto il non luogo a procedere nei confronti di Alessandro Masia, 48enne difeso dagli avvocati Valeria Testoni e Alessio Salis, accusato di omicidio stradale per l’incidente in cui morì Antonio Luigi Pinna, di 66 anni, originario di Torpè ma da tempo residente a Sorso.
La tragedia
Era avvenuta il 12 aprile 2023, poco dopo le 7 del mattino, sulla provinciale 13, in località Peruledda, nel territorio di Castelsardo. Masia era alla guida di un compattatore Scania della ditta Gesenu, diretto da Tempio verso Castelsardo, quando il mezzo aveva invaso la corsia opposta scontrandosi con la Renault Megane condotta da Pinna, morto praticamente sul colpo dopo essere finito in un burrone. Il camion aveva poi colpito anche una Nissan Micra: il conducente era rimasto ferito.
Accusa e difesa
Nel capo di imputazione la Procura contestava a Masia di aver viaggiato a circa 94 chilometri orari, 24 oltre il limite, senza adeguare la velocità alla massa del mezzo, alla pendenza della strada e alla curva pericolosa. Gli veniva contestato anche di aver azionato il freno di stazionamento, provocando l’imbardamento del camion. Ma è proprio su questi due aspetti che la difesa ha concentrato la propria discussione. Le perizie, compresa quella del consulente della Procura, hanno individuato nel guasto all’impianto frenante l’origine della perdita di controllo. L’avaria sarebbe avvenuta almeno 350 metri prima dell’impatto. E il serbatoio dell’aria compressa trovato a quella distanza potrebbe essersi staccato ancora prima, scivolando lungo la strada. Per la difesa, dunque, non era possibile stabilire quale fosse la velocità del camion prima del guasto: la stima dei 94 chilometri orari avrebbe potuto sostanzialmente riguardare la fase finale della corsa, quando il mezzo era ormai fuori controllo. Anche il freno di stazionamento è stato al centro delle spiegazioni tecniche. La perdita di pressione nell’impianto pneumatico avrebbe provocato automaticamente l’attivazione del sistema frenante a molla. Il consulente aveva inoltre chiarito che si trattava anche di un freno di soccorso, destinato alle situazioni di emergenza. Masia ha sempre sostenuto di aver rispettato i limiti e di aver cercato fino all’ultimo di mantenere il camion nella propria corsia. Autista esperto, aveva ricevuto una formazione specifica per quel modello di Scania. La conclusione della difesa è stata quindi netta: una volta verificatosi il guasto, l’imputato non aveva più il controllo del mezzo e non avrebbe potuto evitare l’impatto. Una tesi accolta dal gup De Luca, che ha disposto il non luogo a procedere nei suoi confronti. I familiari della vittima si erano costituiti parte civile con l’avvocato Lorenzo Galisai. (na.co.)
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