Sassari, Gianuario Derudas morto all’ecocentro: assolti con formula piena i dirigenti di Ambiente Italia
Cade l’accusa di omicidio colposo: oggi la parola fine sulla vicenda giudiziaria per la tragica scomparsa dell'operaio sassarese
Sassari La parola fine sulla vicenda giudiziaria per la tragica morte dell'operaio sassarese Gianuario Derudas è arrivata questa mattina, martedì 20 ottobre, nell’aula del Tribunale di Sassari: i due dirigenti della ditta Ambiente Italia, Enrico Besta e Stefano Moro, sono stati assolti perché il fatto non sussiste.
Cade così l’accusa di omicidio colposo avanzata nei confronti dei due vertici aziendali. Il giudice monocratico Paolo Bulla ha pronunciato la sentenza mettendo un punto fermo a un processo durato anni e nato in seguito all'infortunio mortale avvenuto il 15 ottobre 2021 nell'ecocentro comunale di via Ariosto.
Quel drammatico giorno di autunno, Gianuario Derudas, operaio sassarese di 43 anni, stava lavorando all’interno della struttura di via Ariosto manovrando un muletto dotato di pinza meccanica per movimentare rifiuti. Nel corso dell'operazione, il mezzo pesante aveva improvvisamente perso stabilità sbilanciandosi. L'operaio, in un estremo tentativo di salvarsi, era saltato giù dall'abitacolo, venendo purtroppo travolto e schiacciato dal carrello elevatore.
Fin dai primi momenti, la Procura aveva aperto un fascicolo per ricostruire la dinamica ed eventuali responsabilità sulla sicurezza dell'impianto e dei mezzi.
A finire a processo con l'ipotesi di reato di omicidio colposo erano stati Enrico Besta (76 anni) e Stefano Moro (47 anni), rispettivamente rappresentante legale e responsabile della sicurezza della società Ambiente Italia, appaltatrice del servizio. La contestazione iniziale ipotizzava la mancata adozione delle adeguate misure di protezione individuali e lacune nelle procedure di valutazione dei rischi per il carico e scarico dei materiali.
Tuttavia, l'istruttoria dibattimentale e in particolare le perizie tecniche di approfondimento sui macchinari e sulle procedure lavorative hanno ribaltato la prospettiva d'accusa. Dagli accertamenti peritali è emerso che le norme antinfortunistiche e i protocolli aziendali di sicurezza erano stati regolarmente predisposti e rispettati, escludendo così profili di colpa o negligenza imputabili direttamente ai due dirigenti.
Già nella requisitoria di fine settembre, lo stesso pubblico ministero Paolo Piras aveva preso atto degli esiti peritali chiedendo l'assoluzione degli imputati, richiesta accolta e formalizzata oggi dal giudice Paolo Bulla.
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