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Sassari, la “Casa” ha un nuovo presidente: Aldo Meloni lascia dopo vent’anni

di Giovanni Bua
Sassari, la “Casa” ha un nuovo presidente: Aldo Meloni lascia dopo vent’anni

Il fondatore passa la carica a Carlo Sardara. «Ma io sarò qui come sempre ogni mattina»

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Sassari «Certo che sarò lì ogni mattina, cos’altro dovrei fare, un elegante rompicoglioni come me?». Aldo Meloni, 84 anni, lascia dopo vent’anni la presidenza della Casa della Fraterna Solidarietà. Ma non la sua creatura. Il fondatore passa il testimone a Carlo Sardara e si prepara a tornare tra i volontari e le persone che ogni mattina affollano la sede di corso Margherita di Savoia. Con l’immancabile papillon e l’ostinazione di sempre.

Quella che nel 2006 ha trasformato un’intuizione in uno dei punti di riferimento della solidarietà cittadina.

Il passaggio Il passaggio di consegne è ufficiale. Alla vicepresidenza è stato nominato Cristian Cabizza, da anni stretto collaboratore di Meloni. «Io sono già ex, Carlo è il presidente», taglia corto Aldo. «Voglio che continui a crescere in questo modo eccezionale. E che a portarla avanti siano persone con l’energia necessaria per farla vivere altri cinquant’anni».

Di futuro la Casa ha bisogno. Sabato scorso sono stati distribuiti 350 sacchetti di alimenti, un numero mai raggiunto prima. E bisognerà trovare una nuova sede: i lavori all’ex Questura impongono il trasferimento, con circa un anno di tempo per individuare una sistemazione. Due sfide che Sardara eredita insieme a una squadra di 32 volontari e a vent’anni di solidarietà.

La storia Tutto cominciò nel 2006. Meloni aveva alle spalle una lunga carriera bancaria, ma la pensione non era fatta per lui. Voleva fare qualcosa di concretamente utile per gli altri. Per anni aveva frequentato ambienti nei quali si discuteva di progresso dell’umanità. «Si filosofeggiava per ore, volevamo tutti lavorare per il progresso dell’umanità, ma in fondo non si faceva un cacchio», racconta.

Finché decise di passare dalle parole ai fatti, cercando chi potesse donare alimenti destinati altrimenti a essere sprecati. Un amico panificatore, esasperato dalla sua insistenza, gli promise il pane tutti i giorni. Fu il primo mattone della Casa.

«Il primo giorno ci aspettavamo una cinquantina di persone, e invece ne arrivarono duecento per una busta di alimenti».

Gli ultimi Da allora quel portone non ha più smesso di aprirsi. E la Casa è cresciuta insieme ai bisogni della città. Dai sacchetti con pane e pasta ai farmaci, dalle bombole del gas alle bollette, dagli abiti alle protesi dentarie. Meloni ha sempre difeso una regola: niente documenti, niente Isee, nessuna selezione all’ingresso. Chi arriva e tende la mano riceve quello che c’è.

«La carità si fa in strada, in maniera diretta», ripete. E se tra chi chiede qualcosa c’è anche qualche furbo, pazienza. «Ci piace farci imbrogliare dai poveri, come diceva don Bosco», spiegava già anni fa.

Conquistati Una filosofia che ha conquistato Sassari. Panifici, supermercati, aziende, professionisti e cittadini hanno costruito una rete di donazioni che alimenta ogni mattina la distribuzione. E tra le cose realizzate Meloni conserva una particolare soddisfazione per le dentiere donate a chi non poteva permettersele. Nel 2024, per i diciotto anni della Casa, venne consegnata la protesi numero 1.500.

«Perché le dentiere? Perché è un disagio a cui forse poco si pensa ma che significa molto, anche solo per opportunità di trovare lavoro», spiegava allora. Restituire i denti a una persona significa ridarle un sorriso, la possibilità di presentarsi agli altri senza vergogna, significa restituirle un pezzo di dignità.

Sardara Adesso tocca a Carlo Sardara, uno degli storici compagni di strada. È stato tra i primi a credere nell’idea di Meloni, ha contribuito a costruire l’associazione e per anni si è occupato della parte amministrativa. «Sono imbarazzato, è un grande onore e una grande responsabilità», ammette.

La priorità è mantenere unita quella che definisce una «squadra favolosa» di 32 volontari, che si alternano nei turni mediamente per due giorni alla settimana. «Voglio stare più con loro, coordinare il lavoro organizzativo, mantenere la giusta armonia». Perché la Casa è una macchina complessa, fatta di approvvigionamenti, distribuzioni, rapporti con i donatori e soprattutto di relazioni umane.

La sede Ma c’è un problema da affrontare subito: trovare una nuova sede per la Casa. I lavori nell’ex Questura rendono necessario il trasferimento da corso Margherita di Savoia. C’è circa un anno di tempo. «Abbiamo una mezza idea, non molto lontano da dove siamo adesso», anticipa Meloni. Sardara conferma i contatti con il sindaco Giuseppe Mascia. Non basta però trovare quattro mura. «Serve un accesso che rispetti la dignità di chi viene da noi», sottolinea il nuovo presidente. E spazi adeguati per conservare gli alimenti, organizzare il lavoro dei volontari e accogliere le persone.

I numeri Intanto i numeri continuano a salire. Dietro quei numeri, secondo Sardara, c’è una povertà che non soltanto aumenta ma cambia volto. «Si sta allargando a quello che prima era il ceto medio-basso. Persone che fino a poco tempo fa riuscivano a cavarsela e oggi hanno bisogno di una mano. E magari chi ieri poteva aiutare gli altri oggi si trova a dover chiedere aiuto». La risposta continua ad arrivare da una città che Sardara definisce «super generosa».

Ma quella generosità va coltivata, perché cambiano le necessità e con esse ciò che la Casa deve riuscire a offrire. «Dobbiamo continuare a sensibilizzare Sassari, raccontare le nostre esigenze, coinvolgere sempre più persone. Questa iniziativa è un patrimonio della città e dobbiamo preservarlo».

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