Tarquinio “L’Europa sia un gigante forte e gentile, basta doppi standard su Gaza”

BRUXELLES (BELGIO) (ITALPRESS) – Aiuti alla cooperazione e allo sviluppo da difendere senza condizionalità securitarie, allargamento europeo ai Balcani che procede ma con tensioni politiche interne, una svolta necessaria su Gaza dove “la pace dichiarata non c’è”, e una difesa comune europea ancora tutta da costruire. Marco Tarquinio, europarlamentare del Partito Democratico e membro del gruppo S&D, traccia un quadro ampio della politica estera e delle relazioni internazionali dell’Unione in un’intervista a Claudio Brachino per Primo Piano Europa, format tv dell’agenzia Italpress.
Punto di partenza è una relazione approvata dall’Assemblea di Strasburgo nella stessa settimana in cui il Parlamento europeo ha adottato il regolamento rimpatri una relazione di segno opposto, negoziata da Tarquinio per il gruppo S&D insieme a un relatore del Partito Popolare Europeo, che riguarda la Commissione Sviluppo e Cooperazione Internazionale. “I sostegni allo sviluppo e gli aiuti umanitari dell’Europa sono oggi la maggiore forza di sviluppo e umanitaria sulla scena globale dopo la ritirata degli Stati Uniti d’America”, afferma Tarquinio, sottolineando che il testo approvato “ha salvato il cuore dei principi che muovono questo tipo di azione”, ovvero la costruzione di legami con altri paesi nell’interesse reciproco, in un approccio win-win, senza introdurre le condizionalità spinte da una parte dello schieramento di destra ed estrema destra dell’Assemblea.
In termini quantitativi, ricorda l’europarlamentare, le risorse in gioco sono enormi: “Gli aiuti allo sviluppo e gli aiuti umanitari dell’Unione Europea muovono qualcosa come 300 miliardi di euro complessivi, mettendo insieme le forze dell’Unione Europea in quanto tale, degli Stati membri, della società civile, le dimensioni cooperative e imprenditoriali”. L’obiettivo dichiarato è mantenere questa azione nella sua vocazione originaria: “Non farlo deragliare in senso meramente securitario, che è una delle tendenze di questo tempo. Tutte queste iniziative contribuiscono a creare una dimensione di difesa per l’Europa perchè creano relazioni virtuose con i nostri interlocutori”.
Secondo l’esponente dem “l’Unione Europea può essere un gigante forte e gentile sulla scena internazionale, a differenza di imperi che stanno agendo chiaramente all’interno di uno schema di competizione per l’egemonia. L’Europa ha degli interessi da difendere, ma soprattutto un modello da proporre che è alternativo radicalmente alla logica e alla la pratica della guerra, sia sul piano delle armi, sia sul piano del commercio e delle relazioni”.
Sul fronte dell’allargamento, Tarquinio si sofferma in particolare sull’Albania: “Sono aperti tutti quelli che vengono definiti cluster negoziali”, spiega, precisando che si tratta di oltre 30 materie oggetto di negoziato, dallo stato di diritto alla libertà di stampa, dalla tutela ambientale all’autonomia della giustizia. “L’Albania ha aperto tutti i capitoli negoziali e dovrebbe chiuderli entro il 2027”.
Sulla Siria, Tarquinio è il negoziatore del gruppo S&D per una relazione che verrà votata in autunno dal Parlamento europeo.
“Stiamo rivitalizzando tutte le relazioni”, dice Tarquinio, che si fa portavoce di una proposta concreta: consentire ai rifugiati siriani integrati in Europa di tornare temporaneamente in Siria per valutare la situazione “senza perdere lo stato di rifugiati nell’Unione Europea, creando un movimento virtuoso, delle porte girevoli”. Una misura che definisce “molto importante” per favorire un rientro graduale e consapevole. Ma la priorità resta la transizione politica: “Il ruolo delle donne, il rispetto di tutte le minoranze. La Siria è un paese mosaico – musulmani di diverse correnti, cristiani, alawiti – e questo va preservato in un Paese che ha subito una guerra civile drammatica e conta ancora milioni di sfollati interni e molti profughi all’estero”.
Il passaggio più netto riguarda il conflitto a Gaza. “Si è dichiarato che c’era una pace, ma quella pace non c’è e continua una condizione di assedio di un popolo ridotto a vivere in spazi estremamente risicati”, denuncia Tarquinio, che ha portato al Parlamento europeo questa settimana un’installazione artistica – un tavolo le cui gambe sono protesi di vittime di guerra, accompagnata da una performance di Alessandro Bergonzoni – per tenere viva la cultura del negoziato. I responsabili di quanto accade a Gaza, secondo Tarquinio, sono individuabili: “Netanyahu, Ben Gvir, Smotrich”.
E l’accusa all’Unione Europea è diretta: “Non riesce ad agire perchè non sta facendo le cose giuste. C’è un doppio standard: nei confronti dell’invasione russa dell’Ucraina sono stati messi in campo diversi strumenti, anche le sanzioni, nei confronti di Israele non stiamo mettendo in campo nulla”. Tarquinio cita anche il blocco sull’etichettatura dei prodotti provenienti dai coloni illegali in Cisgiordania, ostacolato da una minoranza di paesi tra cui, lamenta, “anche il governo italiano. I cittadini e i consumatori hanno il diritto di sapere che cosa acquistano e da dove viene”, ribadisce.
Sul tema della difesa europea, Tarquinio prende le distanze dalla sola logica del riarmo. Richiamando una ricerca dell’Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo (Iriad), che denuncia l’assenza di una vera difesa comune: “C’è una competizione tra i campioni produttivi nazionali dei diversi Paesi che non stanno lavorando insieme. Il caso più clamoroso è la rottura della trattativa per costruire insieme un caccia franco-tedesco”. Ancora più grave, ai suoi occhi, il ritorno negli arsenali di alcuni paesi europei di armi precedentemente bandite: “Le bombe a grappolo, le mine antiuomo. Stiamo andando nella direzione sbagliata”. La proposta alternativa è quella di una “difesa a due braccia: una militare ma non aggressiva, nel solco dell’articolo 11 della Costituzione e dell’articolo 3 dei Trattati europei, e una civile non violenta, fatta di corpi civili di pace – la proposta storica di Alex Langer, già approvata tre volte dal Parlamento europeo ma ignorata dagli Stati membri”.
“Dobbiamo raggiungere un’autonomia strategica, che si ottiene con una difesa comune, che significa ridurre le spese militari con un’economia di scala, e sviluppare tutte le altre modalità che fanno dell’Europa un soggetto diverso da Stati Uniti e Cina sulla scena globale”.
– Foto Italpress –
(ITALPRESS).
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