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«I primi complimenti? Quelli di papà»

«I primi complimenti? Quelli di papà»

Eugenio Meloni, neo primatista sardo di salto in alto, racconta la gara che gli ha permesso di superare il record del padre

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SASSARI. Per Eugenio Meloni un salto nella storia dell’atletica sarda, un’asticella superata per scavalcare il padre e entrare, con la misura di 2 metri e 16, negli annali con il nuovo primato regionale assoluto di salto in alto. Un record dell’atletica che passa da padre in figlio è un’evento più unico che raro ma se il padre (Andrea Meloni) è il primatista sardo dell’alto e la madre (Tiziana Vecchio) è stata campionessa italiana sei un predestinato.

Eugenio Meloni ( junior primo anno in forza al Cus Cagliari, classe 1994) ai recenti campionati italiani assoluti di Bressanone con un salto a 2,16 ha siglato la miglior prestazione italiana di categoria dell’anno e il nuovo primato sardo detronizzando dall’albo dei record il padre Andrea (1987-Cagliari) e Ivan Spini (1991-Montepulciano e Montecassino). Il giorno dopo l’impresa si gode il momento con l’umiltà di sempre.

Tuo padre ti ha chiamato per farti i complimenti ?

«Sì . Ha guardato la gara su Rai Sport e mi ha chiamato subito . Era molto contento . Non vedeva l’ora che il suo primato, che durava da tanto tempo, venisse migliorato. Naturalmente la soddisfazione che lo abbia fatto io è stata doppia».

Che gara è stata la tua?

«E’ stata una bella gara con una progressione abbastanza tosta. Sono entrato a 2 metri e poi ho saltato 2,07 e 2,12 e 2,16 alla seconda prova. A 2,19 non capivo più nulla, ero abbastanza appagato dal risultato e scarico fisicamente».

Ti aspettavi questo risultato? Quali obiettivi tecnici ti poni?

« Fisicamente sapevo di poterlo fare ma saltare in gara è un’altra cosa. Per quest’anno mi ritengo abbastanza soddisfatto di questa misura. Il prossimo anno si vedrà. Ora gareggerò al meeting di Nembro e poi a Pont Donnaz in Valle d’Aosta. Farò una vacanza di due settimane e poi riprenderò ad allenarmi per fare le ultime gare di stagione».

Sei il primo sardo a poter guardare al muro dei 2,20 senza timore.

«Non è un’impresa irrealizzabile ma non è un obiettivo immediato. Con il mio tecnico Gianni Lai ( che ha allenato anche il padre Andrea ci siamo posti l’obiettivo di crescere 5 centimetri ogni anno e per quest’anno abbiamo realizzato la nostra missione. Per il prossimo magari potremo pensare di poter tentare l’assalto a questo muro dei 2,20». Che impressione ti ha fatto gareggiare con Tamberi e gli altri migliori italiani che volavano così in alto?

«Stare in pedana con loro è stata un’esperienza piacevole e molto bella. Il salto di Tamberi, col quale siamo amici, a 2,31 è stato veramente molto bello».

Con questo studente del liceo scientifico Pacinotti di Cagliari, promosso dalla classe quarta alla quinta, l’atletica sarda e nazionale ha trovato un campione vero (lo stesso Tamberi all’età di Meloni aveva una misura di 2,14) capace di un futuro in questa difficile specialità.

Peccato, come ha ribadito il suo tecnico Lai, non aver saltato questa misura una settimana prima perchè il minimo per i mondiali junior di Barcellona era 2,15 ed Eugenio in Catalogna avrebbe potuto fare un altro piccolo passo avanti.

Roberto Spezzigu

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