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Il vero top-player è seduto in panchina

Il vero top-player è seduto in panchina

L’allenatore conquista tutti ma per restare chiede rinforzi per la Champions

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TORINO. Vincere è sempre difficile, ripetersi lo è ancora di più, fare addirittura tris con quota 100 punti all’orizzonte è un capolavoro. Se la Juventus continua a dominare in Italia, grossa parte del merito va ad Antonio Conte, sempre più condottiero dell’armata bianconera. Maniacale, determinato, aggressivo, il tecnico leccese anche in questa stagione è stato il solito «martello« e ha portato a termine la missione affidatagli da Andrea Agnelli: conquistare il terzo tricolore di fila, impresa che nella storia bianconera era riuscita solo nel mitico quinquennio degli anni Trenta, sotto la guida di Carlo Carcano. Nemmeno gente come Giovanni Trapattoni, Marcello Lippi o Fabio Capello erano riusciti a fare tanto, una bella soddisfazione per Conte in quella che è stata una stagione da record.

Ma c’è una cosa che al Capitano non è andata giu: l’eliminazione in Champions in un girone tutt’altro che irresistibile e poi quella in semifinale di Europa League contro il Benfica, perdendo l’occasione di giocarsi un trofeo continentale davanti al proprio pubblico, restano le macchie di una stagione che sarebbe potuta essere leggendaria. E così Conte chiede Scudetto e rivoluzione. Può sembrare paradossale dopo la vittoria del terzo titolo consecutivo, ma un grande cambiamento diventa fisiologico, analizzando il percorso compiuto dalla squadra di Conte: tre anni tanto vincenti quanto dispendiosi, sotto il profilo fisico e delle energie mentali. Con lo storico tris tricolore, dunque, si è chiuso un ciclo condito da due Supercoppe italiane, i quarti di Champions League lo scorso anno e una semifinale di Europa League. Per proseguire il cammino è necessario un ampio rinnovamento: ne è consapevole la società, altrettanto il tecnico. Rimane solo una domanda: con quali risorse?

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