ALIBI (E SOLDI) QUASI FINITI SERVE ONESTÀ
di STEFANO TAMBURINI Un colpo sui pedali mentre la strada si impenna, ali di folla vociante e festante, un altro colpo di pedale più vigoroso di altri, al momento giusto. La magia di solito comincia...
di STEFANO TAMBURINI
Un colpo sui pedali mentre la strada si impenna, ali di folla vociante e festante, un altro colpo di pedale più vigoroso di altri, al momento giusto. La magia di solito comincia così e va avanti giorno dopo giorno in quella festa di sport che è – ma spesso siamo stati costretti a dire «dovrebbe essere» – una grande corsa a tappe. Fra scandali, odore di zolfo intorno a farmacie itineranti spesso neanche ben nascoste, negli anni passati il ciclismo ha fatto di tutto per farsi del male. Questo sport purtroppo è stato ostaggio di una generazione di maneggioni che ha imposto anche a chi era ancora perbene modi di fare e di pensare che quasi impedivano qualsiasi ribellione. Ora son lì tutti a raccontarci che è un’altra storia ed è molto importante che anche chi si è trovato a narrare imprese che poi si sono rivelate più false di una banconota da 15 euro, sia pronto a chieder scusa. Lo fa, ad esempio, proprio su questo inserto, il neo ct azzurro Davide Cassani, fino a pochi mesi fa commentatore principe su una Rai ammantata di giustificazionismo, pronta a gridare contro gli assalti «inopportuni» delle pattuglie dei Nas o della Finanza. Adesso la musica sembra cambiata, si parla di nuova generazione di ciclisti, di consapevolezza che è più facile essere presi con le mani nel sacco. C’è da esserne lieti ma la guardia non va abbassata: sono infatti ancora in giro, in ruoli diversi, quelli che una volta facevano e negavano, occultavano e raccontavano storie del tutto diverse. Ma sanno – o almeno dovrebbero sapere – che più che una ventata di onestà a impedire salti nel buio è la crisi legata a una globalizzazione che ha investito anche il ciclismo e ha cominciato a prosciugare risorse e mettere in pericolo posti di lavoro. E non solo per i corridori, molti dei quali devono fare una gran fatica per portare a casa stipendi di poco superiori a quelli di un operaio specializzato. Adesso a rischiare è tutto un sistema che per anni è campato su una base fragile e, soprattutto, maleodorante.
Al Giro d’Italia numero 97 che partirà venerdì dall’Irlanda (servono soldi, bisogna andare a cercarli dove li offrono) non troverete alcuni fra i big delle corse a tappe ma potrete comunque ammirare interpreti in grado di regalare spettacolo, sulle grandi salite e non solo. Che poi è quello che conta, ovviamente se è tutto frutto di pane e fatica e non di altro. Non ci resta che provare a fidarsi.
@s__tamburini
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