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«Siamo andati a sbattere su una grande squadra»

«Siamo andati a sbattere su una grande squadra»

Victor Ibarbo salva l’avvio di gara ma non nasconde le difficoltà incontrate «All’inizio ci siamo confrontati alla pari, dal rigore in poi loro hanno dominato»

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CAGLIARI. «Siamo partiti bene ma abbiamo sbattuto su una grande squadra». Victor Ibarbo la prende con filosofia. Il colombiano – definito da Boban “un delizioso inventore pronto per una grande” – è stato il migliore dei suoi. Non è bastato.

«All’inizio ci siamo confrontati alla pari e abbiamo creato azioni pericolose. Poi, il Napoli ha preso il sopravvento. Il rigore ci ha spezzato le gambe» taglia corto l’attaccante di Santiago de Cali. In breve, una debacle. Tutto meno che “guastafeste”. I rossoblù di Pulga annegano al San Paolo. Ibarbo trova una risposta: «Siamo rimasti con l’uomo in meno. In dieci era impossibile, abbiamo provato a reagire ma di fronte avevamo un avversario determinato e per nulla pronto a regalare un pallone».

La squadra sfila via abbacchiata. Il traguardo è stato raggiunto. Eppure, in questa stagione Milan, Roma e Bologna hanno rifilato 3 gol ai rossoblù Cagliari. Uno in più l’ha realizzato la Juve di Conte. Gli almanacchi rivelano una striscia poco simpatica: il Cagliari non vince a Napoli da 7 anni. Dopo il 2-0 con reti Matri e Foggia, 2 pareggi e 4 sconfitte. Ibarbo firma autografi, sistema il cappellino e saluta. Con un’annotazione: «Abbiamo centrato il nostro obiettivo, la salvezza, con tre turni d’anticipo». Nel dopo gara al san Paolo festeggia in maniera sommessa. Come nel pre gara. Il giro con la Coppa Italia senza muscia, fuochi d’artificio, cheerleader. Alla fine va così. Con l’abbraccio di Pandev e Ibraimi: i due, compagni di nazionale con la Macedonia, escono affiancati. Avramov (graziato dal dischetto da Hamsik) parla con l’internazionale Rizzoli, ieri arbitro di porta. Mentre è imbufalito per l’espulsione il giovane Silvestri.

Ma adesso, testa al Chievo. Con uno spiraglio: al Sant’Elia potrebbe arrivare l’ok per l’accesso ai dodicimila.

Mario Frongia

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