Pulga amareggiato per i cori della curva: «Non li meritavo»
Il tecnico contestato: «Impossibile capire cosa si pretende, squadra in A da 10 anni mentre in B vanno team importanti»
CAGLIARI. Ivo Pulga chiude la stagione con il cuore gonfio di amarezza. Ieri dalla curva nord, quella del tifo ultrà, il coro nei suoi confronti non è stato certo benevolo: «Ivo Pulga burattino nelle mani di Cellino». Il tecnico, in campo, ha reagito con un applauso stizzito. Negli spogliatoi ritorna sull’argomento. «Non posso non ammettere che ci sono rimasto male – dice –. Penso proprio di non meritare un trattamento del genere. Sono arrivato un anno fa in silenzio. Ho lasciato la società qualche mese fa sempre in silenzio e sono tornato in punta di piedi quando Cellino mi ha richiamato».
Le contestazioni però non hanno riguardato solo l’allenatore. «Sì, ho sentito – conferma il tecnico –, e sono cose che francamente non capisco. Basti pensare che in serie B vanno squadre titolate come il Bologna, per esempio, piazze importanti come Catania e Livorno. E il Cagliari? Il Cagliari resta in serie A, per il decimo anno consecutivo».
Pulga insomma respinge con forza i cori di contestazione. «Ai tifosi credo che debba importare solo questo: che il Cagliari continua a restare nella massima serie. Insieme alla possibilità di veder finalmente giocare la propria squadra in uno stadio degno di tale nome. Per carità, chi acquista il biglietto ha diritto anche di fischiare e di non essere d’accordo con la conduzione della società. Ma mi sembra che i risultati siano dalla parte della squadra e del presidente».
La partita, la settima sconfitta stagionale interna, sembra essere un fatto marginale, rispetto al resto. Ma Pulga ne parla, per difendere l’operato dei suoi giocatori. «Il Chievo si giocava un match importante – ricorda – ma anche qua gli è riuscito quello che sa fare meglio: non far giocare gli avversari. Hanno avuto un atteggiamento rinunciatario dall’inizio della partita».
Per il tecnico rossoblù, la partita è stata decisa dagli episodi. «Non ho mai visto il Chievo tirare in porta se non in occasione del gol – sottolinea –. Avramov non ha fatto una parata che una nel corso di tuta la partita.E forse anche l’azione del gol è stata viziata da una irregolarità».
Meglio il Cagliari insomma. «Noi abbiamo provato a giocare a pallone, abbiamo costruito qualche occasione da gol, abbiamo tirato in porta – dice l’allenatore cagliaritano –. Del resto vorrei ricordare che Agazzi ha fatto almeno tre interventi miracolosi».
C’è da parlare del futuro. Di Pulga e del Cagliari. «Non so cosa succederà – dice con sincerità Pulga –. So che mi hanno chiamato e mi hanno chiesto di salvare nella maniera più rapida possibile la squadra. Io e i ragazzi ci siamo riusciti in tre giornate. Credo che di più e di meglio non si poteva chiedere ai giocatori e al sottoscritto».
Pulga, insomma, non si aspetta nulla, almeno per ora. «Il contratto parla del 18 maggio. Quel giorno finirà il campionato e io me ne ritornerò a casa. Andrò a passeggiare con i miei cani, come ho fatto nei due mesi che non sono stato a Cagliari. il resto, non lo so. Come sempre è tutto nelle mani del destino».
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