La Nuova Sardegna

Sport

l’intervista

Camboni: «Due pedalate e ho visto il campione»

SASSARI. E’ l’unico che fatica a festeggiare il terzo posto di Fabio Aru nella classifica generale del Giro. E non è uno qualsiasi. Antonio Camboni è stato il primo a scommettere sul giovane talento...

3 MINUTI DI LETTURA





SASSARI. E’ l’unico che fatica a festeggiare il terzo posto di Fabio Aru nella classifica generale del Giro. E non è uno qualsiasi. Antonio Camboni è stato il primo a scommettere sul giovane talento di Villacidro. L’ha messo in bici e lo ha seguito, passo dopo passo, per 4 anni, consolandolo nei momenti di difficoltà e riportandolo coi piedi per terra dopo le prime, importanti, vittorie. Camboni è un fiume in piena: «Ce l’ho con quel brocco di Martinello (il ds dell’Astana ndc.) che non gli ha messo a disposizione una squadra appena decente. Anche ieri, nella salita dello Zoncolan, Fabio è rimasto solo. Aveva due compagni che andavano a uno all’ora e ha rischiato di rimanere staccato. Avesse avuto un minimo di aiuto avrebbe vinto il Giro».

Camboni è convinto che l’Astana non abbia creduto fino in fondo nello scalatore sardo e spiega il perchè. «Sono partiti con una squadra non di primissimo livello perchè vogliono puntare al Tour. Fabio è stato promosso capitano sul campo ma avrebbe avuto bisogno di compagni esperti e più smaliziati. Penso al pasticcio combinato nella discesa dallo Stelvio. Hanno lasciato andare in fuga Quintana pensando che la gara fosse sterilizzata. Un errore madornale. Sono convinto che se Fabio fosse rimasto incollato alla ruota del colombiano oggi avremmo assistito a un altro finale».

Il padre padrone della “Carrera Giorgione Ozieri” ritrova il sorriso quando il pensiero torna all’estate del 2005. «Allora avevo in squadra un altro ragazzo di Villacidro, Giancarlo Saiu, che era nazionale di mountain bike e aveva vinto un sacco di gare. Ad agosto mi chiamò il padre per dirmi che c’era un quindicenne appena tesserato per una squadretta locale (la Piscina Irgas ndc) che riusciva a stare dietro al figlio. La domenica dovevamo fare una gara di cross country a Guspini e ho fissato un appuntamento con la famiglia Saiu e con gli Aru: babbo, mamma e Fabio. Lui si è presentato in tuta, con una bici tutta arriginita, recuperata chissà dove. Io ho chiesto a Giancarlo di prestargli la sua e mi sono bastate quattro pedalate per capire di aver davanti un diamante grezzo. L’ho fermato e gli ho promesso un posto in squadra».

L’avvio di Aru non è stato facile e Camboni ha dovuto sudare per convincerlo a passare dal cross alla strada. «Sbatteva i piedi, diceva che non si divertiva e che la strada non era la sua specialità. Alla fine si è convinto e ha cominciato a bruciare le tappe. Nel 2007 gli hanno rubato il campionato sardo (e io ho rischiato la squalifica tanto mi sono adirato) l’anno dopo si è rifatto con gli interessi. Nel frattempo sono arrivate le prime soddisfazioni anche oltre Tirreno».

Nel 2009 Camboni convince la Palazzago a inserire la giovane promessa sarda nel suo team ed Ezio Tironi, presidente, della società bergamasca, centra il sei al Supernalotto. Fabio continua a crescere e mette in bacheca un secondo posto al Giro d’Italia dilettanti, un argento al campionato italiano juniores e tante, tantissime vittorie importanti. Il passaggio al professiosmo è dell’altro ieri (il primo contratto è datato 2013), l’ingresso nell’elite internazionale delle due ruote sembra solo una questione di tempo. Camboni è pronto a scommetterci la reputazione. «Fabietto ha tutte le carte le regola per diventare una stella. Ha i mezzi fisici, ha grinta ed è un ragazzo con la testa sulle spalle. Credo che sia l’uomo giusto per rilanciare l’immagine del ciclismo italiano. E credo che abbia già cominciato a farlo. Erano anni che non vedevo tanta passione lungo le strade del Giro, tanto affetto per un ragazzo pulito e capace di sognare. Sapere che è partito da qui mi riempie davvero di orgoglio».

A.L.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative