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Un mese orribile e ora non resta che attendere

La società rossoblù non nasconde l’ottimismo, resta da capire il perchè di un crollo così improvviso

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SASSARI. E' passata appena una settimana, ma la delusione e la rabbia sono sempre ad altissimo livello. Ed è normale che sia così per quanti hanno visto sfumare un sogno, hanno visto svanire certezze e illusioni, hanno avuto la sensazione di essere stati traditi. E allora è facile ripensare a quelle maledette ultime quattro partite che hanno chiuso il campionato. Quattro partite il cui esito ha distrutto quanto di buono la squadra rossoblù aveva saputo costruire con una lunga striscia di risultati talmente esaltante da meritare ammirazione, consenso e rispetto da parte di avversari e addetti ai lavori.

Sino a quel maledetto 6 aprile quando la squadra rossoblù ha ceduto di schianto a Monza, con un mortificante 4 a 0. Da quel momento tutto è cambiato ed è cominciato il calvario di una squadra che sembrava imbattibile. E' vero che già la domenica prima (vittoria sofferta con la Pergolettese) c'erano stati segnali inquietanti proprio perchè la prestazione aveva evidenziato un calo collettivo di competitività davvero allarmante ma che tuttavia nulla poteva autorizzare una previsione di totale disastro.

E invece, in rapida e drammatica successione, sono arrivate l'umiliazione interna col Bassano (5 a 2 per la squadra che ha dominato il campionato), la sconfitta di misura (1-0) di Rimini e il pareggio finale (1-1 col Mantova) condizionato peraltro dalla necessità di non rischiare di perdere anche il treno dei playoff. Poi l'appendice del campionato ha definitivamente messo la pietra tombale su una delle più amare stagioni della Torres.

A bocce ferme si sono naturalmente sprecate le considerazioni sui perchè di questa dèbacle.E ognuno ha la sua spiegazione che può essere di carattere tecnico (allenatore incapace di motivare la squadra), di natura societaria (si doveva intervenire subito dopo Monza per cercare di dare una scossa), di natura fisica (la squadra ha mostrato la corda di una condizione inadeguata apparsa evidente nel finale di stagione quando è stato pagato forse lo sforzo di quei tre mesi eccezionali), di qualche infortunio di troppo (le assenze prolungate di Filippini prima e di Migliaccio poi hanno pesato tanto). Ma tutto questo è ormai alle spalle e bisogna guardare avanti. Adesso tocca alla proprietà che deve decidere, e deve farlo presto, cosa intende fare. E come purtroppo è accaduto troppe volte in questi ultimi anni, le sorti della Torres sono ancora una volta appese a un filo.

Daniele Doro

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