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Fabio ci ha preso gusto: adesso la Vuelta

Fabio ci ha preso gusto: adesso la Vuelta

Angelo Saiu, il primo maestro, racconta l’esordio: «Pedalava forte e ho capito che c’era talento. Sono felice per lui»

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SASSARI. A Villacidro promettono che «sarà una festa indimenticabile». Fabio Aru ha conquistato i tifosi italiani ma ha letteralmente stregato quelli della sua terra. E l’annuncio dal podio del Giro d’Italia («non vedo l’ora di tornare a casa») è stato preso alla lettera. Nella cittadina del Campidano aspettano di riabbracciare il loro campione. Il corso è tappezzato di palloncini rosa e non c’è vetrina o portone dove non sia esposta una foto o un saluto per la nuova star del ciclismo azzurro.

Il “Fan Club Fabio Aru” sta organizzando i festeggiamenti e assicura che farà le cose in grande. In fondo è la prima volta che un ciclista sardo vince una tappa al Giro e scala la classifica fino al terzo posto finale. Un piccolo miracolo che qualcuno aveva previsto o, comunque, ha reso possibile.

La storia di “Fabiolous” comincia quasi per caso otto anni fa quando Angelo Saiu, un appassionato di ciclismo, si accorge di un ragazzino «che spinge forte sui pedali e non sembra sentire la stanchezza. L’ho notato che arrancava alla periferia del paese - spiega Saiu – e dopo qualche settimana gli ho proposto di tesserarsi per la “Piscina Irgas”, una squadretta che stavamo tentando di rilanciare. Fabio ha cominciato ad allenarsi con Giancarlo, mio figlio, che era già nazionale di ciclocross e camminava forte. Dopo un po’ gli stava a ruota e allora ho capito che c’era talento. Ho chiamato Antonio Camboni, patron della Giorgione Carrera di Ozieri, è gli ho detto di venire a vedere un campioncino. Il resto lo conoscete».

Aru è passato dallo sterrato alla strada ed è cresciuto, anno dopo anno, arricchendo la sua bacheca di trofei importanti. E’ arrivato al professionismo l’anno scorso e al podio del Giro dodici mesi dopo. Una sopresa? Per il suo talento scout no. «Sono felice ma devo dire che un po’ me l’aspettavo. Fabio è fortissimo e, soprattutto, è un ragazzo con la testa sulle spalle. Sa quello che vuole e sono convinto che il terzo posto di quest’anno è solo un punto di partenza. Del resto se non avesse perso più di due minuti nella discesa dallo Stelvio (una discesa contestatissima per via di una “sterilizzazione” annunciata e rimangiata ndc) forse sarebbe stato ancora più avanti. Ma a 23 anni qualche peccato di inesperienza è perdonabile».

Intanto la nuova star delle due ruote ha confermato che il prossimo impegno sarà la Vuelta. «Sto già pensando alla Spagna - ha detto durante una pauda degli allenamenti. - Non mi sento favorito ma parto con la consapevolezza di poter fare bene. Poi se arriverà qualcosa di importate vorrà dire che me lo sarò guadagnato. Il Giro? E’ stata una bella esperienza che mi ha fatto bene in termini di crescita e che mi ha dato tante soddisfazioni. Mi fa piacere leggere quello che scrivono i giornali e devo che certe attenzioni, per ora, non mi pesano».

(a.l.)

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