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Dal fioretto alla bici, Dorina vince ancora

Dal fioretto alla bici, Dorina vince ancora

La Vaccaroni, campionessa olimpica e mondiale, domina il Giro delle Miniere: «Il mio segreto? Mi alleno sei ore al giorno»

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SILIQUA. Dalla pedana alla bicicletta, con in bacheca tre coppe del mondo e altrettante medaglie olimpiche. E’ Dorina Vaccaroni il personaggio clou del 15° Giro delle Miniere di ciclismo. La campionessa azzurra del fioretto della seconda metà degli anni ’70 ha di fatto fagocitato tutti i traguardi della tradizionale corsa a tappe organizzata dalla SC Monteponi. Con la maglia del sodalizio sulcitano la 51enne ex schermitrice veneziana (che ha dato avvio al ciclo, ancora vincente, delle fiorettiste azzurre) ha deciso di correre in Sardegna, strappando in tre giorni soltanto successi. Gli stessi che aveva collezionato a cavallo tra il 1980 (prima Olimpiade ad appena 16 anni) e il 1998, ultimo titolo italiano di categoria, dopo una parentesi dedicata all’insegnamento.

«Decisi di passare alla bici perché volevo fare una cosa profondamente diversa da quanto fatto in passato – racconta l’ex azzurra –. La scherma e il ciclismo sono due discipline completamente diverse. In bici c’è un enorme dispendio fisico ma c’è anche quello mentale. E poi è uno sport bestiale, dove il fisico si abitua a recuperare la fatica in tempi record».

«La mia prima gara - continua - l’ho affrontata a 41 anni, contro un grupo di ragazzi molto più giovani di me. Decisi di mettermi alla prova perché davvero non so fare a meno dell’agonismo».

Un esempio? «Mi devo allenare almeno 6 ore al giorno tre in bici la mattina, altrettante in palestra nel pomeriggio». Sacrificio che aiuta, a volte, a fare la differenza. «Lo dico senza falsità, a me piace vincere – racconta ancora la Vaccaroni -. Qualunque cosa faccia ce la metto sempre tutta. Ho scelto uno sport che si dice sia poco pulito. Io ho fatto anche professionismo ma il doping l’ho visto solo e soltanto tra le donne amatoriali».

Intanto ha di fatto polverizzato le avversarie e non si è fatta spaventare dai 12 km di salita sulla Gonnesa-Nebida e dai 35 gradi di Sardegna. «Le mie avversarie sono state sfortunate perché a me piaciono il caldo e la salita – dice con più di un filo di ironia una vegetariana doc, da sempre allergica ai ritiri pregara –. Scherzi a parte mi sono impegnata al massimo ed è arrivata un’altra bella vittoria».

Da tutti indicata come un carattere prepotente e vitale lei precisa. «Sono anche precisissima, sia che che si tratti di impugnatura del fioretto che di sella o manubrio della bicicletta». Prima della Siliqua-Siliqua, 94 km attorno al Cixerri, aveva dichiarato. «La pianura non è la mia specialità, visto che c’è molto vento mi metterò dietro uno alto e grosso, così mi riparerà dall’aria». Non è servito. Con tutto il vataggio accumulato è ancora lei l’unica intramontabile stella delle Giro delle Miniere.

Mauro Farris

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