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La semifinale pazza senza il fattore campo

La semifinale pazza senza il fattore campo

Perle e stranezze della serie tra Sassari e Milano: su 6 partite, cinque vittorie della squadra ospite

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SASSARI. Cinque partite al massimo dei giri, almeno dal punto di vista della tensione e dell’agonismo. E poi una gara 6 a senso unico, che ha lanciato l’Ea7 Armani Milano nell’orbita di una finale scudetto attesissima e ha chiuso la più bella stagione della storia della Dinamo. La serie playoff Sassari-Milano non ha offerto troppi spunti tecnici indimenticabili ma resterà comunque scolpita nella memoria dei tifosi biancoblù. Una semifinale tiratissima, combattuta e “vinta” nettamente dalle difese rispetto agli attacchi.

Sei partite in 12 giorni (il calendario della post-season è troppo carico, la Lega non potrà tirare la corda all’infinito), con in mezzo il mare e un mare di viaggi in aereo, e pochissime ore per riposare. È stata la semifinale dei punteggi bassi, dell’11/58 da 3 in due partite per la Dinamo e del fatto re campo impazzito: Milano ha vinto una sola volta in casa e tre volte su tre in trasferta; la Dinamo ha vinto 2 delle 3 gare disputate al Forum ma non è riuscita a sfatare il tabù del PalaSerradimigni. Nella storia dei confronti diretti, l’Olimpia ha vinto 11 volte in 11 undici sfide in piazzale Segni, e siamo a livelli da Guinnes dei primati.

È stata la semifinale di Alessandro Gentile, talento cristallino che ha deciso gara 3, di Drake Diener, che è arrivato ai playoff da Mvp, è stato marcato in maniera feroce e ha dovuto faticare come non mai per canestro fatto. E poi del flop di Hackett e del dominio sotto canestro di Samuels, delle serate da protagonisti di gregari di lusso come Brian Sacchetti e Jack Devecchi, e dello stralunato cinese che ha seguito la serie dalla panchina, Qiu Biao, capace di conquistare i tifosi anche se nessuno l’ha mai visto giocare.

È stata, e sarà per sempre, la semifinale dell’addio di Travis Diener. Che dopo alcuni alti e bassi ha lasciato il segno in gara 5 con 3 bombe nell’ultimo quarto che hanno gelato il Forum di Assago. Il canto del cigno, prima dell’infortunio di gara 6 che lo ha privato del canestro della staffa per una carriera coi fiocchi, ma non dell’abbraccio del suo pubblico. (a.si.)

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