La scuola Eppe Zolo riparte dai bambini C’è un nuovo Sirigu?
La società sassarese entra nell’orbita della Torres Gaias: «Ma il primo obiettivo resta il divertimento»
SASSARI. La scuola calcio Eppe Zolo, lancia una nuova scommessa. Da quest’anno i ragazzini che si divertono dietro un pallone nel campo del convitto Canopoleno hanno un traguardo che è il sogno di tutti i baby calciatori sassaresi: indossare la maglia rossoblù della Torres e divertire, oltre se stessi, il pubblico del Vanni Sanna. La scuola calcio ha stretto un accordo di collaborazione con la Torres e i più bravi della “cantera canopolenina” avranno una corsia privileggiata per passare nelle giovanili rossoblù.
Per il piccolo esercito di ragazzini che da settembre ha ricominciato a calcare il campo in terra battuta dell'istituto scolastico sassarese è un incentivo importate. Una spinta a conciliare i primi rudimenti del gioco del pallone con la prospettiva di indossare una maglia importante. Una scommessa che si sposa con la filosofia della scuola calcio Eppe Zolo. «La forza della nostra scuola - racconta Pierpaolo Gaias, presidente e fondatore della squadra del Canopoleno – è tutta in questo piccolo segreto: il pallone è un gioco ma è anche una straordinaria occasione formativa. Noi ne siamo sempre stati convinti».
«Il pallone - continua Gaias – offre grandi possibilità di crescita e un'infinità di stimoli anche se nasconde qualche insidia. Abbiamo esempi, anche recenti, di atteggiamenti negativi che con lo sport non hanno niente a che vedere. Su questo bisogna essere chiari e noi lo siamo stati fin dal primo giorno».
Ma come è possibile conciliare esigenze così diverse come quella di fare il risultato senza perdere di vista il rispetto per gli avversari? «In una scuola calcio come la intendiamo noi - spiega il numero uno della Epe Zolo - i risultati passano in secondo piano. E' chiaro che nessuno gioca per perdere però c'è modo e modo di scendere in campo. Noi facciamo sport per divertirci e per far crescere in maniera pulita i nostri ragazzi».
In quest’ottica una grande importanza hanno gli allenatori. «I nostri tecnici sono un po’ allenatori e un po’ psicologi. Insegnano calcio ma sono sempre attenti alla comunicazione, al dialogo, al confronto con i ragazzi. Il calcio deve essere inteso come occasione di partecipazione alla vita sociale. E per un bambino che esce per la prima volta da casa è un'occasione importante».
Da qui la scelta di puntare proprio sui bambini. «Quest'anno siamo ripartiti della scuola calcio. Abbiamo già tanti ragazzini e stiamo continuando a fare raduni. Ne abbiamo in programma uno proprio questa sera, alle ore 18 nel campo del Canopoleno».
«Stiamo preparando le squadre per la prossima stagione e credo che l’accordo siglato con la Torres sia importante per dare continuità al nostro lavoro e porre degli obiettivi a chi si avvicina al mondo del pallone. Per noi la priorità resta il divertimento e il coinvolgimento di tutti i nostri ragazzi (non voglio nemmeno sentire parlare di campioni o di riserve) - conclude Gaias - però cureremo anche l’aspetto agonistico. Verrà inserito nei programmi gradualmente insieme ad alcuni principi base che valgono in generale, non solo in ambito sportivo. Penso al rispetto delle norme, al merito e, più avanti, alla ricerca della specializzazione. Dico cose che dovrebbero essere scontate ma non sempre è così».
Intanto la scuola si è data una nuova organizzazione anche dal punto di vista manageriale. «Abbiamo rifondato la società e lavoreremo con un gruppo di tecnici dotati di grande professionalità. Saranno tutti seguiti da un coordinatore che terrà informati anche i genitori sugli aspetti metodologici e didattici e sui progressi compiuti dai ragazzi. Avremo bisogno anche del loro aiuto».
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