Giulini si affida al carisma di Zeman
Direttore d’orchestra boemo per i rossoblù, manca solo la firma. Slitta (problemi formali) anche il passaggio delle azioni
CAGLIARI. Si riparte da Zdenek Zeman. Il boemo dovrebbe essere il nuovo allenatore del Cagliari. Il condizionale - visto l’andazzo, tutto è possibile - è obbligato. Ma ieri l’ex di Roma e Lazio, ma anche del Foggia dei miracoli con Signori “falso nueve” ante litteram, ha salutato il Bologna e chiesto gli orari dei voli per Elmas. Se così fosse, un primo basilare tassello dell’era Giulini è al suo posto. Con buona pace per Lopez, Beretta e Breda, che proprio ha visto sfumare col suo Latina le speranze di salire in A. Discorso chiuso? Sì, al 99 per cento: sino alla chiusura formale del passaggio di proprietà da Cellino a Giulini, è meglio navigare a vista.
L’approdo di Zeman. Torna in A, avvolto dal fumo delle sue infinite sigarette, dopo un anno e mezzo. Ieri Zdenek Zeman, boemo di Praga, 67 anni, i due terzi trascorsi a insegnare calcio, ha detto no, grazie al Bologna. Nonostante la stretta di mano con Guaraldi e la certezza che gli emiliani avessero la fideussione utile all’iscrizione in B, ha scelto la sfida targata Giulini. Zeman rientra dopo l’esonero maturato sulla panca della Roma. Lo cacciarono dopo il 4-2 preso all’Olimpico dal Cagliari di Lopez. Oltre al gol di Pisano, da cineteca la monumentale autorete del portiere giallorosso Goicoechea. Anche all’andata numeri speciali: partita rinviata dal prefetto, 3-0 a tavolino per la Roma. Il motivo? Il braccio di ferro tra Cellino e il prefetto Balsamo, dopo un comunicato del club che invitava, nonostante fosse a porte chiuse, i tifosi ad andare all’Is Arenas Stadium. La chiosa di Zeman? «Queste cose succedono solo in Italia. Le regole vanno rispettate. È una questione culturale. La cosa più difficile? Spiegare l'accaduto ai giocatori stranieri». Acqua passata. Adesso, si siede sulla panca del Cagliari. Ritrova Marco Sau, killer d’area guidato al Foggia. E dà una scossa a un film che diventava pesante. Con il tecnico - alla ventiduesima stagione in Italia - arriva il ds Daniele Delli Carri: i due hanno lavorato assieme a Pescara. In un colpo solo, crollano le opzioni di Lopez e di Francesco Marroccu. Ma anche su questo fronte, è meglio attendere l’ufficialità. Rallenty fisiologico. Il passaggio del Cagliari nella cassaforte della Fluorsid si è bloccato ieri dopo le undici. Le ragioni? Dettagli da limare, documenti catastali, carte e riletture dell’accordo preso da Massimo Cellino e Tommaso Giulini la scorsa settimana. Il fronteggiarsi dei legali va messo nel conto. Gli staff procedono no stop. Dalla sede di viale La Playa parole secche: “Lavori in continua evoluzione”. Di certo, le firme su atti e “girata” delle azioni che certificano il passaggio di proprietà del club rossoblù, slittano. Il summit è andato avanti nel cuore della notte. Una giornata fiume. Senza Cellino, in Inghilterra. Per il Cagliari ha poteri di firma il vicepresidente Giovanni Domenico Pinna. Per la Fluorsid group in cabina di regia il commercialista Stefano Verna e l’amministratore delegato Alexandr Tartara. Professionisti di stretta fiducia di Giulini. Tra l’altro, sarà Tartara a mettere le firme sugli atti. Di fatto, il rallenty non ha regalato sorrisi ai neo proprietari. Da qui, gli impicci su nomine, organigramma, aspetti patrimoniali, tecnici e logistici. Intanto, pare confermata, se tutto va per il verso giusto, la location per la conferenza stampa di presentazione, prevista venerdì al Forte Village.
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