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Balotelli, ecco il big che gioca a nascondino e diventa un peso

dall’inviato
Balotelli, ecco il big che gioca a nascondino e diventa un peso

Prima troppo isolato e poi con tanti compagni intorno Ha sbagliato gol facili e rimediato un giallo ingenuo

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RECIFE. «Non voglio essere una star» aveva detto giovedì Mario Balotelli. Forse doveva chiarire bene il concetto. Perché un conto è “non voler essere” e un conto è “non essere”. Nella prima categoria rientrano i campioni che scelgono il profilo basso ed è la categoria più nobile; nella seconda categoria rientra il 99,999% dei giocatori ed è una categoria assolutamente rispettabile.

Per la verità c’è’ anche una terza categoria. Quelli che si sentono delle star e dicono di non esserlo perché in quel momento è più comodo. Speriamo che Mario Balotelli non appartenga a questa triste classe sociale.

Quei due errori. Il ct Prandelli aveva impostato tutta la partita su Balotelli. Un 4-1-4-1 dove la logica era: facciamo uscire i loro difensori su Marchisio e Candreva, poi lanciamo lungo Mario o sul filo del fuorigioco o per l’uno contro uno. Oddio, considerando che di fronte c’era il Costa Rica e non il Brasile, poteva starci anche un atteggiamento un po’ meno preoccupato.

Ma, al di là di questo, resta il fatto che Balotelli ha gettato nel cestino l’occasione di prendersi questo Mondiale, di prendersi l’Italia, di prendersi i tifosi che non lo digeriscono, di prendersi il ruolo di campione. O quantomeno di dimostrare che sì, lui può puntare a diventare un campione.

Quando ti capitano due palle come quelle del primo tempo, non puoi sbagliare. Puoi fallire la prima, non la seconda. Perché la squadra sta giocando per metterti in quelle condizioni e perché quel gol può cambiare il destino dell’Italia e allora devi andare sul pallone con la fame di un lupo. Invece niente. Un pallonetto buono nemmeno per il beach volley, che se lo fa un bambino degli Esordienti stai sicuro che i compagni lo mandano a quel paese, e un tiro di destro centrale quando ai fianci aveva dei centrali che in Italia giocherebbero (forse) in B.

Non è il tiro sbagliato che fa rabbia. È quello che dicevamo prima: la mancanza di fame. I campioni, quelli veri, non si stancano mai di vincere e per loro ogni pallone è quello della vita.

Il nascondino. Ti aspetti un’Italia diversa e un Balotelli diverso nel secondo tempo. L’Italia si sveglia per una decina di minuti, poi si accartoccia di nuovo su stessa. Balotelli invece sparisce del tutto.

E attenzione. Perché nel secondo tempo non c’è più neanche l’alibi «sono sempre solo...», in realtà ci sarebbe Cassano, ci sarebbero Insigne e poi Cerci (ci sarebbero...). Ma Mario non si vede, è come un bambino che gioca a nascondino e ha trovato il rifugio perfetto. I compagni ci provano ma vengono “bombati”, lui è sempre nascosto. Peccato che invece di salvarli resta nel nascondiglio anche quando il gioco è finito e tutti se ne tornano a casa.

Giallo assurdo. In eredità gli resta invece un cartellino giallo per un fallo inutile e stupido a palla lontana, un’ammonizione “alla Balotelli” perché sarebbe interessante fare una casistica dei suoi gialli e vedere quanti sono arrivati per falli di gioco. Pensiamo pochi, molto pochi. E tanti per proteste, simulazione e falli ad azione lontana. I cartellini si portano dietro, ma questo Balotelli deve averlo dimenticato.

Tweet e Uruguay. L’unica partita che ha vinto Balotelli è stata quella dei tweet. Durante la partita ne sono partiti 37.566 con il suo hashtag, mentre sul povero Duarte che lo marcava ne sono partiti (181). Probabilmente di tifosi italiani incavolati con Balotelli che non riusciva ad andare via a Duarte...

Balotelli resta un punto fermo della nazionale di Prandelli, non rischia certo la panchina e contro l’Uruguay sarà di nuovo là davanti. Per il duello a distanza con Cavani e Suarez, due che parlano poco, twittano meno e segnano tanto. E se provassi a dimostrare che non sei una star per scelta?

(al.ber.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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