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L’OBIETTIVO È RESTITUIRE LE CERTEZZE

di STEFANO TAMBURINI

di STEFANO TAMBURINI Eccoci dunque arrivati alla vigilia del giorno del giudizio, speriamo il primo di tanti “dentro o fuori”. Guardare indietro serve a poco, e poi spesso è solo questione di...

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di STEFANO TAMBURINI

Eccoci dunque arrivati alla vigilia del giorno del giudizio, speriamo il primo di tanti “dentro o fuori”. Guardare indietro serve a poco, e poi spesso è solo questione di prospettive. Dobbiamo giocarcela con l’Uruguay e alla vigilia del Mondiale arrivare a questa sfida con due risultati su tre a disposizione non sarebbe stato giudicato poi così disdicevole. Fra l’altro è una situazione condivisa con altre big, dunque non viviamola peggio di quel che è. Certo, il ko con il Costa Rica pesa e offre una visione strabica del nostro cammino. Invertendo le prime due giornate, ecco che saremmo qui a parlare di inciampo iniziale e pronto riscatto con gli inglesi, proprio ciò che ora è un vanto in Uruguay. La sostanza però non cambia: con il Costa Rica la brutta figura è comune, così come quella più esaltante con l’Inghilterra. Sarebbe stato “normale” il contrario, cioè restare sotto con una delle altre favorite e fare un sol boccone di quella che i più consideravano vittima predestinata. Ma a questo punto del Costa Rica deve importarci ben poco, a meno che non si voglia fantasticare su un improbabile primato nel girone. La realtà è quella di uno “spareggio” per gli ottavi con Italia e Uruguay che ci arrivano con gli stessi precedenti, anzi con una differenza reti favorevole agli azzurri. E non è cosa da poco, sia sul piano pratico (basterà un pari) sia su quello del pensiero positivo. Errore più grave non potrebbe esser che quello di continuare a guardare indietro, agli errori commessi a Recife. Se non per farne tesoro, evitando che tutto si trasformi in un enorme tarlo nell’animo e nelle convinzioni. Il ct Cesare Prandelli ha provato a porte chiuse – ma con ampi spifferi – quella che potrebbe essere la nuova Italia, molto diversa dai progetti iniziali. A questo punto, altro non resta da fare: del resto il centrocampo ha perso ancor prima di partire uno dei suoi cardini (Riccardo Montolivo), un altro si è rotto nell’ultima sfida (Daniele De Rossi) e una delle alternative (Thiago Motta) vive in letargo dentro una moviola. A questo punto il primo obiettivo è restituire le certezze perdute alla squadra e fare in modo che all’appello del ct («Gioca chi ci crede») rispondano tutti «presente». È più o meno quello che è accaduto alla vigilia di Euro 2012. Quando tutto può sembrare avverso, anche questo può far la differenza.

@s__tamburini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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