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Allegri è il favorito Mancini e Spalletti apprezzati ma cari

di Alessandro Bernini
Allegri è il favorito Mancini e Spalletti apprezzati ma cari

Si è già aperta la corsa alla successione del ct azzurro L’ex allenatore del Milan è giovane ma ha già esperienza

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INVIATO A NATAL. La resa incondizionata. Frana la nazionale e frana tutto il palazzo del calcio italiano. Giù Cesare Prandelli ma giù anche il presidente Giancarlo Abete che parla di «dimissioni irrevocabili» e tra venerdì e lunedì convocherà il Consiglio federale. Se cade la testa di Abete, in rampa di lancio c’è Demetrio Albertini, che però aveva già annunciato di volersene andare.

L’obiettivo della Figc è quella di far tornare Prandelli sui suoi passi, di convincerlo a restare sino agli Europei 2016 in Francia. Resta il fatto che già da oggi Abete (seppur dimissionario) inizierà a vagliare i nomi per il possibile sostituto, con Massimiliano Allegri che al momento sembra il favorito insieme con Roberto Mancini, poi più dietro Luciano Spalletti e Alberto Zaccheroni.

Prandelli e lo stipendio. Partiamo da un presupposto: la Federazione può dare all’allenatore della nazionale uno stipendio che non è competitivo con quello dei grandi club.

Il tutto nonostante Cesare Prandelli il 26 maggio avesse firmato il rinnovo di contratto alla cifra più alta mai concessa a un allenatore azzurro ovvero 1,6 milioni di euro l’anno, con un aumento di 300mila euro rispetto al precedente contratto. Tra le clausole ce n’era però una particolare: Prandelli cedeva alla Figc lo sfruttamento della propria immagine, in cambio di una percentuale (si dice del 60%) sui maggiori ricavi per la federazione derivati, ad esempio, da pubblicità con la sua immagine.

Idea Allegri. Se Prandelli conferma le sue dimissioni, straccerà il contratto e dunque rinuncerà allo stipendio. La Figc non potrà far altro che prendere quel contratto e girarlo pari pari (1,6 milioni l’anno per due anni) al prescelto.

Un nome molto gradito è quello di Massimiliano Allegri per almeno quattro ragioni. 1) È allenatore abbastanza giovane (47 anni) e dunque con lui si può far partire un progetto visto che questa Italia andrà rifondata. 2) Ha il phisique du role come ha sempre detto il suo estimatore Adriano Galliani e a livello internazionale non guasta. 3) Ha già allenato un grande club vincendo (uno scudetto) e gestendo una situazione tecnica e societaria non semplice. 4) tra tutti i papabili è quello che guadagnava meno (2,5 milioni col Milan) e oltretutto il contratto è già scaduto, per cui non ci sarebbero sconvenienti trattative da portare avanti con altre società.

Controindicazioni? Scarsa esperienza internazionale al contrario degli altri pretendenti.

Ipotesi Mancinii. Già, gli altri. Un nome che circolava già quando il rinnovo di Prandelli non era così sicuro, era quello di Roberto Mancini. Però ha sempre avuto contratti d’oro, l’ultimo al Galatasaray: 4,5 milioni netti a stagione più bonus da favola. Davvero accetterebbe la nazionale a un terzo di quello stipendio? Il nodo è soprattutto questo. L’esperienza internazionale non gli manca, anche la presenza è quella giusta per fare il ct anche se da giocatore il suo rapporto con la nazionale è sempre stato inquieto.

Chi vorrebbe rimettersi in corsa è Luciano Spalletti, esonato da poco dallo Zenith ma per ora rimasto comunque a vivere a San Pietroburgo. Anche lui guadagnava 4,2 milioni di euro, dunque a livello di stipendio dovrebbe fare un bel passo indietro.

Ultimo nella lista dei papabili è Alberto Zaccheroni, in scadenza col Giappone. Ma verrebbe considerata da tutti una scelta di ripiego, di second’ordine, che rischierebbe di far partire male il post-Prandelli.

Se Cesare ci ripensa. Sempre che ci sia un post-Prandelli. Attenti, perché queste dimissioni potrebbero essere una mossa onesta ma anche molto astuta. Un po’ come l’accusato che prima di sottoporsi al processo va davanti al giudice e dice: «È vero, sono colpevole, fate di me ciò che volete», col risultato di spiazzare tutti e trovare il modo di patteggiare.

Pensateci. Qui e anche in Italia si è subito scatenata la caccia al colpevole e chiaramente Prandelli è finito in cima alla lista di tutti i cattivi pensieri. Nei prossimi giorni ci sarebbe stato un diluvio di giudizi tipo «ha sbagliato qui, ha sbagliato là...». Adesso invece si rischia di sentire una parte dell’opinione pubblica che fa un passo indietro, che apprezza il gesto di Prandelli e pensa che tutto sommato se ritira le dimissioni non è male.

Quest’ultimo scenario si potrà comunque valutare solo al prossimo Consiglio federale che ci sarà tra venerdì e lunedì prossimo.

Al momento resta la frase di Prandelli “dimissioni irrevocabili” e su quella ci dobbiamo basare, immaginando all’orizzonte il cambio di rotta.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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