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«Zdenek? Un maestro esigente e leale»

di Mario Carta
«Zdenek? Un maestro esigente e leale»

Il portotorrese Alessandro Frau ricorda l’avventura nella Roma di Zeman: «Sono sicurissimo, in Sardegna farà bene»

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SASSARI. Zdenek Zeman alla scoperta del Cagliari e dell’isola, il Cagliari e la Sardegna alla scoperta dell’allenatore boemo. Un contatto c’è già stato, diretto e franco. Sul campo. A Foggia con il bomber rossoblù Marco Sau, a Roma con il fantasista rossoblù (ma del Sassarese) Alessandro Frau. Era la stagione 1998-99 e l’attuale centrocampista del Castelsardo sbarcava nella capitale timido e insieme sereno, curioso e allo stesso tempo impaziente di far vedere quanto valeva. Doveva dimostrarlo a uno come Zeman e «al primo impatto confesso che ho avuto paura – racconta l’adesso maturo giocatore –. Zeman c’era già, la novità ero io e venivo dalla C2, potete immaginare. Sì, paura. Come mai? Atterravo su un pianeta che fino a quel momento avevo visto solo in televisione».

Com’era quel Zeman? Anzi, com’è il «suo» Zeman?

«Lo immagini come uno di quegli allenatori autoritari che non parlano mai invece scopri tutt’altra persona: si è rivelato un tipo eccezionale, serissimo ma insieme allegro, positivo. Scherzava tantissimo e non gli mancava mai la battuta, Poi, naturalmente, impeccabile dal punto di vista professionale».

Un sergente di ferro? Visto il suo gioco non parrebbe.

«E’ uno molto esigente sul campo, giustamente. Il suo modulo richiede sacrifici. Da lui ho imparato tanto, a partire dal doversi sacrificare negli allenamenti. Il calcio è sacrificio e gruppo e questo concetto me lo porto dietro anche adesso. Poi, Zeman ha il pregio di essere leale, quello che deve te lo dice tranquillamente in faccia e lui stesso è uno che ci mette la faccia, come ha dimostrato quando ha criticato la Juventus».

Di sicuro, un personaggio.

«Un gran bel personaggio. Prendeva in giro spesso me come Totti, io gli dicevo di smettere di fumare e lui si scusava dicendomi «Giovane Frau non posso, è la mia droga, non ce la faccio». Ci siamo lasciati bene, abbiamo ancora un ottimo rapporto».

Da ieri è a Cagliari.

«Ha le carte in regola per inserirsi al meglio, è una piazza dove ti fanno lavorare tranquillamente e poi lui è uno abituato a lanciare i giovani, a lavorarci. Negli ultimi due anni a doverlo ringraziare sono nazionali come Insigne, Immobile, Verratti, tempo fa un certo Signori e tanti altri, fra i quali Totti che con lui è cresciuto».

Zeman ha conosciuto alti, ma anche qualche basso.

«In una carriera può succedere».

Il suo gioco può sposare le esigenze del Cagliari, dalla salvezza alla valorizzazione dei giovani?

«Penso proprio di sì. Anche ai mondiali quasi tutti giocano con le con 3 punte a parte l'Italia che infatti è uscita».

Zeman produce molti gol, ma quando li incassa...

«C’è chi lo critica ma preferisco rinunciare a qualcosa, divertire i tifosi e segnare un gol in più, questo ti fa subito dimenticare i gol subiti».

Andrà a vederlo?

«Certo, e farò il tifo per lui da sardo e da suo allievo. Voglio giocare anche quest’anno, ma quando allenerò il mio modello sarà lui».

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