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«Con i muscoli va allenato anche il cervello»

«Con i muscoli va allenato anche il cervello»

Il master per tecnici di calcio giovanile con Zola e Horst Wein, inventore del vivaio del Barcellona

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SASSARI. Si è svolto nei giorni scorsi negli impianti del Cus il master organizzato dall'associazione Informareperformare e rivolto ai tecnici di calcio, che sono intervenuti numerosi (oltre 50, tra loro nomi di spicco del dilettantismo sardo come Roberto Ennas, Michele Fini, Marco Asara e Michele Tamponi) per apprendere, sul campo e in aula, le nuove metodologie tecnico-tattiche e scientifiche da applicare nelle scuole calcio. Nel ruolo di docenti figure di provata esperienza e competenza come il guru tedesco Horst Wein, Marcello Nardini e lo staff di Gianfranco Zola (assente per motivi di lavoro ma intervenuto in videoconferenza), che puntano l'attenzione sull'evoluzione psico-fisica del giovane calciatore. Per forgiare un campioncino non basta insegnare al bambino il gesto tecnico ma occorre svilupparne l'intelligenza, in sintesi il pool di esperti afferma che il cervello va allenato al pari dei muscoli, tenendo però sempre presente che il calcio è un gioco. Sembra banale ricordarlo, ma anche sui campetti di periferia il divertimento è passato in secondo piano ed è questo che Wein, ispiratore della famosa "cantera" catalana e importante supporto di numerose Federazioni non solo d'Europa, "rimprovera" al calcio italiano. Riportare l'aspetto ludico e la voglia di divertirsi col pallone nei più piccoli, questo l'obiettivo del professore che coi suoi metodi specifici d'allenamento mira a un modello di calcio a misura di bambino, insegnando agli interessati tecnici sardi come risvegliare e stimolare l'innato potenziale dei più piccoli. Invece è pratica comune (ed errata) «adattare il gioco degli adulti a quello dei ragazzini, mentre si deve tornare al calcio di strada». Un ritorno all'antico per modernizzare uno sport che si fonda ormai solo sul risultato e cura troppo l'aspetto fisico, con esiti miseri anche in termini di spettacolo. Perchè «se chi gioca non si diverte - dice Wein - poi non segue nemmeno gli insegnamenti del suo allenatore». Etichetta che, almeno a livello giovanile, bisognerebbe sostituire con quella del "formatore": a questo titolo aspirano i partecipanti del corso, che nella tre-giorni sassarese hanno acquisito importanti strumenti per svolgere al meglio il loro ruolo con i baby calciatori, nell'occasione rappresentati dai ragazzi delle scuole calcio di Torres 2000, Wilier, Lanteri e San Paolo.

Sandra Usai

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