Il sogno di Longo e Avelar: «Dimostrare che valiamo»
SAPPADA. Danilo Avelar e Samuele Longo. Due giocatori in cerca di riscatto dopo una stagione che non gli ha visti protagonisti. Il brasiliano a gennaio era praticamente ceduto al Leeds, poi un...
SAPPADA. Danilo Avelar e Samuele Longo. Due giocatori in cerca di riscatto dopo una stagione che non gli ha visti protagonisti. Il brasiliano a gennaio era praticamente ceduto al Leeds, poi un intoppo burocratico ha fatto saltare tutto. L'attaccante, invece, è finito in Spagna (Rayo Vallecano) ma non è stata un'esperienza positiva. «Sono qui per dimostrare quanto valgo - la promessa di Longo -. Quando ho saputo dell'interessamento del Cagliari ero felice e ancora di più perché posso lavorare con un maestro come Zeman. Lo so che ha fatto la fortuna di tanti attaccanti, spero succesa la stessa cosa con me. Sto conoscendo i suoi metodi di lavoro, si fatica tantissimo. Ora un po' soffriamo ma siamo consapevoli che tutta questa fatica ci tornerà utile nel corso del campionato».
Avelar è motivatissimo. Per lui è la terza stagione in Italia. «Ora conosco meglio il vostro calcio - spiega -, ho imparato tante cose e sono pronto a dare il mio contributo. E' chiaro che spero di giocare con più continuità rispetto alle ultime stagioni, ma so che dipende da me. Ho capito sin dal primo giorno di ritiro che col mister in campo ci va chi se lo merita». Un dubbio: Avelar è un terzino o un centrocampista?. «Quando sono andato via dal Brasile - dice - giocavo a centrocampo. In Italia, dove si difende molto di più che nel mio paese, ho arretrato la posizione. Diciamo che posso giocare si sulla linea difensiva che più avanti. Se devo esprimere una preferenza, allora dico che il mio ruolo è esterno sinistro alto, in quella posizione posso dare molto di più».
A Cagliari è cambiato tutto, dalla proprietà all'allenatore e un po' sta cambiando anche il gruppo. «Intanto siamo circondati da un grande entusiasmo - sottolinea il brasiliano - e questo per noi è motivo d'orgoglio. Sono arrivati tanti giovani, tutti motivatissimi, che durante gli allenamenti danno il massimo. E' bello poter lavorare in questo clima sereno. Ci sono i presupposti per una bella stagione e l'obiettivo resta fare meglio della scorsa. La salvezza viene prima di tutto, ma la mia filosofia è quella di pensare sempre a traguardi più importanti. Il sogno resta l'Europa League. Vedremo se saremo capaci di fare questo exploit».
Con Avelar c'è anche il tempo di parlare del Mondiale. Lui ne ha vissuto una parte da vicino, poi è partito per il ritiro. Ha però avuto il tempo di toccare con mano la grande delusione per l'eliminazione della Selecao. «E' stata grande - dice - anche se tutti sapevano che la nostra nazionale non era la migliore. Si sperava che giocando in casa, con l'aiuto dei tifosi, si potesse fare il miracolo. Non è andata così. Però sfido chiunque, anche i massimi esperti di calcio, a spiegare il perché delle debacle con la Germania. Perdere ci stava ma non in quel modo. Sono le variabili del pallone che capitano una volta ogni cinquant'anni. Chi prova a dare delle spiegazioni logiche fa solo chiacchiere». (r.m.)
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