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«Che bello veder giocare Fonseca e Francescoli»

«Che bello veder giocare Fonseca e Francescoli»

Oscar Erriu, collaboratore tecnico di Zeman: da raccattapalle ai campi, fino all’amicizia con Giulini

28 luglio 2014
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CAGLIARI. Modi sobri e pacati. Le parole giuste, non una di più. Ma attenzione: Oscar Erriu, se serve, sa stringere i denti e dettare il passo. Da ex capitano, in campo e fuori.«Perché insistiamo sulle fasi d’attacco? Semplice, costruire il gioco è molto più complicato che distruggerlo». Consigliere tecnico di Zeman, carriera lievitata nel calcio regionale (Atletico Elmas, Pula, Arbus, Arzachena), il decollo dalla Primavera del Cagliari: «Facevo il raccattapalle, guardavo Fonseca e Francescoli. Per me era un privilegio. Ho fatto tutta la trafila nelle giovanili. Allora era diverso: la serie A sembrava lontana. Oggi, per i nostri ragazzi, tutti con un profilo e presenze nelle nazionali di categoria, il bersaglio è a portata di mano. Se poi hai Zeman dietro, l’assist può essere vincente».

Erriu, classe ’75, cagliaritano, mette la freccia. L’amicizia con Tommaso Giulini («Ci sentiamo da un po’, ho giocato anche con la Fluorsid»), partite sangue e sudore assieme a Francesco Marroccu: «All’Atletico Elmas o agli universitari con il Cus Cagliari, ci siamo sempre intesi». Il ds, competenza e pulizia intellettuale. Erriu, totem del lavoro curato nei dettagli. Nonché, manifesto del made in Sardinia, tema identitario caro al patron. Il volto del Cagliari, fresco e diretto. Senza corsie privilegiate, in cui dettano legge impegno e adesione alla filosofia del boemo: «Ad Arzachena ho trovato Nunziata, allievo di Zeman. Prendevo appunti, mi sono serviti qui a Sappada dove il mister ha una tabella cucita sulla rosa del Cagliari».

Il tesoretto di Oscar Erriu. Costruito con dirigenti come Tonino Orrù, tecnici come Mario Beretta: «Sono stato da lui a Siena. Come Zeman, è un educatore che insegna calcio». In breve, la storia di un self made man. «Essere qui mi inorgoglisce. C’è entusiasmo, aria nuova, voglia di fare bene. E nessuno che si tira indietro: cose che percepisci sia quando prepari l’Eccellenza, sia se ti aspetta la serie A».

Un mezzo sorriso, capellino e felpa rossoblù, cronometro in tasca, i saluti dalle Dolomiti per gli amici sardi. Poi, tattica, esercizi e movimenti: «Il calcio è semplice. Va avanti chi è serio, ha talento e coglie come reagire con e senza palla. Poi, per tutti, rimane il gioco più bello del mondo».

Mario Frongia

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