«Le Leghe sono con me, andrò avanti»
Lungo vertice fra Tavecchio e Malagò, le posizioni restano distanti ma il candidato alla presidenza della Figc non si arrende
ROMA. Nessuna resa, l'offensiva di Giovanni Malagò non va in gol e Carlo Tavecchio resta candidato. Con una difesa che ha ricordato il più classico dei catenacci del calcio all'italiana, il candidato a rifondare il mondo del pallone azzurro resiste nella sua partita più dura. La corsa alla presidenza della Figc, resa simile ad un calvario mediatico dalla frase infelice sugli extracomunitari e le banane, non si interrompe. Il faccia a faccia con Giovanni Malagò, l'incontro cruciale dopo una settimana di bufera e accuse seguite allo scivolone su «stranieri e banane», non porta al passo indietro che da più parti era stato invocato. Tavecchio, forte del sostegno delle quattro Leghe, non ha ceduto, ribadendo la volontà di portare a termine la mission. Andare al voto il prossimo 11 agosto. Con una quasi certezza: diventare il prossimo presidente della Figc.
Un vertice e soprattutto un'altra lunga giornata. L'incontro con Malagò dura oltre tre ore e al termine il n.1 del Coni, condanna quella frase di Tavecchio, definita «inaccettabile per il mondo dello sport» ma ribadisce che «non esiste l'ipotesi commissariamento perchè le regole sono chiare è possibile solo se entrambi i candidati si ritirano». Poco prima Tavecchio aveva ribadito la sua posizione: «Con l'appoggio delle Leghe vado avanti». Il numero uno della Lnd ha illustrato al presidente del Coni il suo programma: «ho dato tutte le spiegazioni richieste, finchè ho il consenso vado avanti». Nelle oltre tre ore si è parlato anche di quelli che sembrano i candidati più forti alla panchina azzurra, nell'ordine Antonio Conte, Roberto Mancini, Francesco Guidolin e Antonio Cabrini.
In mattinata a varcare le porte del Palazzo H era stato Demetrio Albertini, l'altro candidato, sostenuto da Aic e Aiac e che in questi giorni ha raccolto le simpatie, non i voti, di alcuni club che si sono sfilati dal sostegno a Tavecchio. «Ho ribadito il mio no al commissariamento» aveva detto l'ex giocatore del Milan e della nazionale, approvando la decisione di Tavecchio di non mollare. «È giusto che vada avanti» le parole a sostegno del rivale dette al termine dell'incontro con Malagò. «Ognuno è responsabile delle sue scelte» il tweet qualche ora più tardi. In attesa dell'assemblea elettiva dell'11 agosto, probabile che gli avversari della candidatura di Tavecchio puntino a sfarinarne ulteriormente la maggioranza.
Intanto la politica adesso forse tacerà: il premier Matteo Renzi che aveva detto di affidarsi alle parole e ai fatti di Malagò, ha spiegato a gran voce il motivo del suo «silenzio» sulla vicenda, che pure aveva sollevato qualche critica. «Se parlo di Tavecchio succede che squalificano l'Italia dalla Champions», le parole del presidente del consiglio, che proprio per questo motivo - evitare il rischio sanzioni a livello internazionale da Fifa e Uefa - aveva detto di voler rispettare l'autonomia dello sport».
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