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«Un premio all’isola e uno stimolo per i futuri campioni»

«Un premio all’isola e uno stimolo per i futuri campioni»

Il presidente della federazione regionale, Ammendola, spiega perché la Sardegna ha voluto organizzare l’evento

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SASSARI. Vincenzo Ammendola è il presidente della Fipav isolana, e anche del comitato organizzatore del World Grand Prix a Sassari.

Cosa significa organizzare un evento di questa portata?

«Prima di tutto una faticaccia. Dopo il successone di Italia-Iran di World League maschile l’anno scorso, il presidente nazionale Magri è stato talmente contento che ci ha quasi “imposto” il World Grand Prix. Ma in realtà ci siamo fatti convincere abbastanza facilmente».

Quanto costa la manifestazione?

«450mila euro, in parte coperti da contributi Fivb e Fipav, enti pubblici e sponsor privati”.

Difficoltà logistiche?

«La prima riguarda gli impianti, che in Sardegna hanno bisogno di una serie di adeguamenti non indifferenti per continuare a ospitare manifestazioni di livello internazionale. Poi la burocrazia che ci uccide, a causa dell’impreparazione di alcuni apparati degli enti».

Quindi perché lo si fa?

«Per offrire alla Sardegna uno spettacolo sportivo di primissimo piano. Abbiamo bisogno di ammirare la pallavolo nella sua migliore espressione per capire dove si può arrivare e appassionare i più giovani”.

Cosa manca alla Sardegna per tornare in A1?

«Facile dire i soldi, ma è un problema anche la mancanza di professionalità della classe dirigente sportiva. In passato Sant’Antioco, Cagliari e Tortolì ci sono arrivati grazie a grossi contributi pubblici che non esistono più, quindi bisogna percorrere altre strade, qualificando sempre di più il lavoro tecnico. Ma è vero che l’imprenditoria locale non ha la cultura di reinvestire sul territorio almeno una parte degli utili”.

Qual è allora il futuro della pallavolo sarda?

«Serve un lavoro di eccellenza a livello giovanile da fare in collaborazione con le società, mirato a valorizzare gli elementi migliori in un Club Sardegna, sulla falsariga del Club Italia, ma senza strappare alle loro realtà i giocatori. Gli atleti devono incontrarsi in collegiali periodici rimanendo nelle loro società, in modo da innescare un processo virtuoso». (f.f.)

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