Per l’Italbasket un test Nba col Canada
Aspettando i match europei di Cagliari oggi il via al torneo di Trieste, ma tiene sempre banco il caso Daniel Hackett
ROMA. Quarto torneo della stagione (secondo in Italia) per la Nazionale di Pianigiani. Gli Azzurri, reduci dai tre successi consecutivi del torneo in Macedonia (cinque di fila contando anche le due vittorie contro Bosnia e Bielorussia a Sarajevo) affrontano il Canada, la Bosnia e la Serbia. Sale dunque il coefficiente di difficoltà rappresentato dagli avversari: il Canada di coach Triano si presenta in Italia con diversi giocatori Nba; la Bosnia ha in Teletovic il suo leader e la Serbia, guidata in panchina da Djordjevic, è alla prima uscita in vista dei Mondiali di settembre.L’Italia, che a metà agosto giocherà a Cagliari le partite per le qualificazioni agli europei contro Svizzera e Russia, comincia oggi (diretta Raisport2) alle 20.30 contro il Canada, domani la Bosnia, e martedì (sempre 20.30, sempre Raisport2) la sfida con la Serbia.
Ma nell’ambiente azzurro tiene sempre banco il caso Hackett: «In nazionale stiamo cercando di costruire un ambiente al servizio dei giocatori, attento alla loro salute e al capitale che rappresentano per i club. Ho aperto le porte a medici e preparatori delle società, tutto si decide assieme, nessuno viene forzato a giocare se non sta bene: nè da me, nè dai dottori, nè dal presidente. Su tutto ciò s’è abbattuta la vicenda Hackett, che vorrei ancora definire come un momento d’incomprensione, poi ingrossato da una comunicazione oggi sempre più rapida e tumultuosa. Ora, depositato il polverone, nego ci siano in azzurro due pesi e due misure. E che ci sia qualcuno contro Hackett», dice il coach dell’Italbasket Simone Pianigiani.
La lettera dei compagni ha lasciato stupiti: «L’ho letta quando è uscita, la valuto come un’iniziativa della squadra che non è un processo nè una scomunica, ma una riaffermazione, in positivo, di quanto si fa in nazionale per i giocatori - precisa Pianigiani -. E lo fanno uomini: medici, fisioterapisti, preparatori, dirigenti, che s’erano sentiti ingiustamente feriti dalle parole di Daniel, percepiti all’esterno come macellai». Per Hackett porte chiuse? «Lasciamo che tutto si decanti e si ritrovi un’armonia condivisa. C’è tanta strada da fare, ma alla fine l’ascolteremo, capiremo come si porrà. Se ha desiderio di tornare, lo esprima, con chiarezza e onestà intellettuale - ribadisce -. Sul valore non si discute, con lui, Belinelli e Gallinari prenderemmo pure una dimensione fisica tale da consentirci un’altra pallacanestro, e al di là di muscoli e tecnica Daniel, quand’è stato dentro la squadra, l’ha fatto con impegno. Dica come sta e cosa vuol fare. Il gruppo valuterà, prima ancora del coach.
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