Cosco: «Il mio calcio? Grinta, grinta, grinta»
Il nuovo allenatore della Torres si presenta: «Faccio una sola promessa, terrò alta la bandiera rossoblù»
SASSARI. In Sardegna non è mai venuto, nè da calciatore, nè da allenatore e nemmeno da turista. Per Vincenzo Cosco sarà proprio una prima volta. Ma il nuovo allenatore della Torres è entusiasta di mettere piede a Sassari, di confrontarsi con una realtà di cui ha sentito parlare molto e bene. «Ho accettato con entusiasmo – dice il tecnico molisano – l’incarico di allenare la Torres, consapevole di dovermi confrontare con una squadra e una città importanti e sono orgoglioso di essere stato scelto dal presidente Capitani per avviare un progetto ambizioso».
E allora, conosciamolo questo tecnico di 50 anni che da giocatore ha calcato diversi campi di serie C (Pro Vasto, Campobasso, Castel di Sangro) ma da tecnico ha saputo conquistarsi stima per una professionalità di notevole spessore vincendo campionati di Eccellenza e Serie D e lavorando bene anche in serie C1. Cosco è reduce dall'aver vinto il campionato di serie D col Matera.
Allora mister quale è la sua filosofia del gioco del calcio?
«Io voglio squadre organizzate, con grande equilibrio tattico e un controllo del gioco se possibile esasperato. Poi pretendo sempre grande intensità e un fortissimo carattere. Senza non puoi avere una mentalità vincente».
Come si conciliano le definizioni che la dipingono come un allenatore duro ma anche dialogante e coinvolgente?
«Sono uno molto determinato e anche molto tifoso della mia squadra. Sono un allenatore che cerca di trascinare sempre il gruppo. Insomma, ad ispirami sono allenatori come Mourinho e Conte e credo che così si possa capire di che pasta sono fatto».
Come giocano le squadre Vincenzo Cosco?
«Di solito mi affido al 4-4-2, ma mi convince anche il 4-2-3-1. Voglio la squadra con due linee di gioco compatte e strette. Così cerco sempre ragazzi che abbiano voglia di applicarsi e una grande dinamicità. Senza queste qualità nel calcio moderno non si va da nessuna parte».
Che squadra si potrà costruire col materiale umano che la società le mette a disposizione?
«Sarà un campionato duro e difficile con 38 partite da giocare. Allora credo sia necessario avere coppie di giocatori per ogni ruolo. Ci siamo mossi in questa logica e sono arrivati ragazzi che conosco bene per averli già allenati o per averli avuti come avversari. La rosa deve essere completata e stiamo lavorando con attenzione per trovare giocatori giusti e affidabili che possano accrescere il valore tecnico della Torres».
Un campionato duro e difficile. In quale girone vorrebbe giocare?
«Con la riforma la terza serie nazionale è sicuramente cresciuta di livello, ma al momento non saprei quale valutazione dare. Certo, ho allenato nei tre gironi e posso dire che giocare al sud è davvero molto difficile anche perché ci sono squadre di grande spessore. Se proprio devo scegliere, direi che il girone nord è il più abbordabile».
A Sassari troverà una tifoseria calda e appassionata. Vuole lanciare un messaggio?
«Spero di poter fare con questa squadra risultati importanti. Però sicuramente posso garantire impegno e determinazione per il rispetto della città e dei tifosi. Io credo molto in una sinergia tra squadra, società, tifosi e ambiente. Sono l’allenatore della Torres e di questo devo ringraziare il presidente che mi ha scelto, così come sono felice di aver trovato un’intesa straordinaria con Enzo Nucifora, un dirigente capace e appassionato come pochi ce ne sono in circolazione. In più ho la fortuna di lavorare con uno staff di grandi professionisti e con un team manager straordinario cone Fabio Macciocu».
Mister cosa si aspetta da lei il patron Capitani? Che cosa le ha chiesto?
«Una sola cosa, ma chiarissima: tenere alto il nome della Torres e di Sassari».
Daniele Doro
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

