Sanfelice, l’uomo giusto per cambiare
Il ritorno del team manager in un club che punta su modernità e praticità
CAGLIARI. Un rientro in punta di piedi. Con la sobrietà che ne ha accompagnato la profonda maturazione professionale. Marcello Sanfelice al Cagliari. Team manager, incarico che dice tante cose. E svela la crescita di un cagliaritano con il Poetto, piazza Yenne e il calcio di Cossu e Conti nel cuore.
Da Cellino a Giulini, passando per San Petronio. Sanfelice approda in rossoblù nel 2005. Con lui, addetto stampa, Francesco Marroccu, attuale direttore sportivo, il segretario Matteo Stagno: il team dei giovani. Cellino svecchia il desk e chiama forze nuove. L’approccio è perfetto. Ma è noto: il patron è al fulmicotone, regala poco e nulla. La palestra è ideale per crescere in fretta. Marcello è sveglio, si guarda attorno, parla al plurale. Impara e mette da parte.
Ad Asseminello incrocia allenatori (Giampaolo e Allegri) è giocatori (Lopez, Foggia, Matri) di personalità. Nel 2010 saluta. Trasloca a Bologna con Sergio Porcedda. La storia è nota. Per la proprietà non va al meglio. Sanfelice tiene botta. E viene confermato: Guaraldi, Zanetti, Gianni Morandi. Ma anche i top player, da Di Vaio a Gilardino, passando per Diamanti e Perez, riceve attestati di stima.
Un piccolo grande scudetto per un sardo nella terra dei motori, del business e delle tradizioni.
Nei giorni scorsi, la chiamata che conta, forse quella più attesa in questo momento. Forte di un biennale con gli emiliani, lo chiude con una stretta di mano, i ringraziamenti e, chissà, l’arrivederci. Marcello scorda ingaggi e bonus. Sarebbe tornato a Cagliari e al Cagliari a nuoto. Ritrova un club che indossa modernità e praticità. Conosce ambiente e sfumature di un mondo che cambia. La sua esperienza è utile in una società che cambia pelle. Il modo migliore per darci sotto. (m.fr.)
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