Drake e un saluto da Mvp: «Sassari nel mio cuore»
La stella americana spiega l’addio alla Dinamo e la scelta Reggio Emilia. «Ho sempre bisogno di stimoli e di cambiare, non sono andato via per soldi»
SASSARI. Un Mvp è per sempre, anche se ha la maglia di un altro colore. Un Mvp è per sempre, soprattutto se lo è anche fuori dal campo. Oggi ha una maglia biancorossa, Drake Diener, che un mese e mezzo fa ha detto addio alla Dinamo e da meno di due settimane è ufficialmente un giocatore della Grissin Bon Reggio Emilia. Dopo tre stagioni ricche di successi e soddisfazioni, l’ala americana ha deciso di prendere un’altra strada, rinunciando tra l’altro a giocare l’Eurolega che ha contribuito ha conquistare. «È stata la scelta più difficile della mia vita», esordisce Drake, dalla sua casa di Fond du Lac.
- Andiamo subito al sodo: perché ha deciso di lasciare la Dinamo?
«A Sassari ho vissuto tre anni indimenticabili, come giocatore e come uomo. Là sono nati entrambi i miei figli, e quella terra resterà per sempre un punto di riferimento per la mia vita, sarà sempre casa mia. Però io sono un tipo di giocatore che ha bisogno di stimoli continui e da qualche mese ho iniziato a pensare che si stesse chiudendo un ciclo. E io facevo parte di quel ciclo incredibile che andava a concludersi».
- Non è stata una questione di soldi?
«No di certo: tanto è vero che io con la Dinamo non ho mai neppure trattato, proprio perché per me non era più una questione di soldi. Avevo un biennale, con una clausola di rescissione valida per entrambi, da esercitare entro il 23 giugno. Io il giorno prima ho mandato una mail a Meo e a Citrini spiegando la mia scelta; il giorno successivo l’ho comunicato alla società».
- A quel punto conosceva già la sua destinazione?
«Assolutamente no. Io ho lasciato la Dinamo solo perché volevo fare un’esperienza nuova: sono un professionista e quando faccio una scelta devo esserne convinto al cento per cento. In questo caso avevo già deciso di cambiare e non sarebbe stato giusto restare portandomi dentro qualche dubbio. Era arrivato il momento di provare qualcosa di nuovo per me e per la mia famiglia. Sono semplicemente uscito dal contratto e mi sono messo sul mercato».
- Per lei, Mvp della stagione, ci si aspettava una destinazione straniera, tipo Russia, Turchia o qualcosa di simile. Come è finito a Reggio?
«Ho avuto qualche contatto, ma niente che mi portasse a dire sì su due piedi. Quando si è fatta avanti Reggio Emilia mi è sembrata una buona opportunità, sia per il progetto che per la realtà. Io adoro l’Italia, ci vivo da 8 anni e ho girato tante città. Scoprirò un’altra realtà, mi calerò in una nuova sfida e sono felicissimo di questo, perché è ciò di cui periodicamente ho bisogno».
- Con Milano l’affare sembrava fatto. Com’è andata?
«Io personalmente non ho mai parlato con Milano. Il mio agente ha avuto dei contatti, ma niente di concreto. So che poche prima dell’annuncio di Reggio, qualcuno mi dava per certo a Milano e onestamente non me lo spiego, nè mi interessa. Il problema della scelta è stato un altro».
- Quale?
«Ci ho pensato una notte intera, perché se per me e la mia famiglia Reggio è una scelta ottima, sapevo che in qualche modo avrei ferito alcuni tifosi della Dinamo e questo mi dispiace da morire. L’idea di andare a giocare in una squadra che è un’antagonista della Dinamo è stato lo scoglio più difficile da superare al momento della scelta». - Il fatto che suo cugino Travis abbia smesso di giocare e sia tornato in America ha in qualche modo influenzato la sua scelta? «Se dicessi di no sarebbe una bugia: se Travis fosse rimasto alla Dinamo sarebbe stato ancora più difficile per me andare via. E poi sono sicuro che lui avrebbe fatto qualsiasi tipo di pressione per farmi restare...».
- Piccolo inciso: non è un peccato che un genio del basket come lui si sia ritirato a 32 anni?
«È certamente un peccato e sarà molto strano non vederlo in campo. Ma anche lui, come me, ha fatto questa scelta con la massima convinzione. Come ho detto prima, restare e non essere convinti al cento per cento non è corretto per un professionista. Sassari è stata una tappa fondamentale della nostra vita e l’affetto che abbiamo ricevuto come persone non si cancella solo perché uno cambia città».
- Non le dispiace non giocare l’Eurolega?
«Onestamente è un elemento che non ha condizionato la mia decisione. Con Reggio Emilia farò comunque le coppe europee, anche se non la più importante. E io sono orgoglioso del fatto che la Dinamo sia in Eurolega, perché ho fatto parte del gruppo che l’ha conquistata».
- Qual è stato il momento più bello dei tre anni sassaresi?
«Il canestro segnato da Vanuzzo all’ultimo secondo a Bologna due anni fa, nei playoff. L’ho rivisto da poco su internet e mi è venuta la pelle d’oca. Abbiamo chiuso la serie con quella vittoria, ci siamo ritrovati tutti abbracciati al centro del campo. È stato fantastico, più di qualsiasi canestro che abbia segnato personalmente: la bomba di Manuel è il momento più bello che io abbia mai vissuto su un campo da basket».
- E il più brutto?
«Forse la sconfitta con Cantù nei playoff dell’anno successivo, perché quella squadra aveva certamente buone chance di vincere lo scudetto. Ma la cosa bella degli anni a Sassari è che sono stati magici e non ci sono ricordi veramente negativi».
- Ai calciatori che hanno lasciato un segno importante si chiede di non esultare contro la loro ex squadra. Lei è un cestista, ma contro la Dinamo come si comporterà?
«Ho troppo rispetto e affetto per questa gente. Non farò mai gesti scorretti. Ma ora gioco da un’altra parte». E forse, dato che un Mvp è per sempre, è sufficiente che non ne faccia 44 come quest’anno contro Venezia. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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