La Lega di serie C rinnova la fiducia a Carlo Tavecchio
Il candidato alla presidenza della Figc resta in sella nonostante qualche distinguo e un malumore crescente
ROMA. Non sarà un fronte unanime, ma quanto al sostegno della Lega pro Carlo Tavecchio può dormire sonni tranquilli. Nella settimana che porta al voto per la presidenza Figc, il candidato in corsa per la poltronissima di via Allegri incassa la rinnovata fiducia dei club della ex serie C: l’assemblea andata in scena a Firenze poteva essere l’ultima verifica prima del rush finale al voto, almeno stando alle dichiarazioni dello stesso Tavecchio, pronto a mollare solo di fronte alla marcia indietro di una delle tre Leghe.
Quella presieduta da Mario Macalli qualche crepa nel sodalizio l’ha mostrata; ma solo verbale - e fuori dall’assemblea, che tra l’altro non aveva all’ordine del giorno il tema Tavecchio - e non tale da scardinare il sistema. Dal gruppo del resto si è distinto il Benevento («Non esiste un fronte compatto per Tavecchio - le parole del ds del club campano, Salvatore Di Somma - io sono favorevole alla canditura di Albertini») e soprattutto il Messina, che per bocca del proprietario Lo Monaco auspica l’arrivo di un commissario; la Ternana condanna la frase incriminata ma sulle elezioni nessuna esplicitazione. Come dire, il dissenso è una cosa, ma per il voto si vedrà. A parlare per tutti però è Macalli: «Noi abbiamo una sola moglie, non una moglie e un’amante e quindi la Lega ha fatto la sua scelta, criticabile o meno. Però l’ha fatta». Certo, qualche fibrillazione l’hanno provocata, quelle battute del candidato alla guida del calcio italiano: «Se la poteva risparmiare. E se diventerà presidente – il rimedio di Macalli – gli diremo di non farle più». Parole che il patron della Lazio, Claudio Lotito, grande regista della campagna Tavecchio, critica nella forma e non nel contenuto: «Ha detto cose giuste nel modo sbagliato». La Lega di B resta al fianco del suo candidato (giovedì ci saranno i calendari, ma difficile ipotizzare una rivolta). La A conta il maggior numero di dissidenti - Juve, Roma, Fiorentina, Sassuolo, Samp, Empoli e Torino - ma al di là delle posizioni politiche al momento resta il pronunciamento ufficiale pro Tavecchio e la nomina dei due consiglieri federali (Lotito e Pozzo). Passi indietro all’orizzonte dei diretti interessati poi non se ne vedono: Tavecchio lo ha già detto, si mette da parte solo qualora venisse meno il sostegno di una delle Leghe. Che attualmente non c’è. Sarà sfida voto per voto con Albertini, dunque, e i numeri dicono con ampio margine Tavecchio. Su altro binario, il dibattito su programmi, presunte inadeguatezze e gaffe. Non vale come voto nell’urna, ma Tavecchio incassa anche il gradimento di Marco Tardelli: «Contro di lui c’è una corazzata mediatica allucinante. È sotto attacco, ma il problema non sono le banane o qualche frase uscita male - dice Tardelli - Non lo vogliono e mi sembra un’ingiustizia perchè ci sono le elezioni e si vedrà allora cosa succede». Parla invece di sconfitta del calcio, visto il clima, Gigi Buiffon: «La frase delle banane era e resta infelice, poi è stata strumentalizzata ma non è quella a essere determinante – le parole del capitano azzurro a La Stampa – Il futuro del calcio dipende da un cambiamento radicale, da programmi molto più precisi. Già il fatto che ci sia un’atmosfera così è una mezza sconfitta, vediamo se entro l’11 agosto la sconfitta diventa intera.
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