Le giocate di Aradori e il gigante Cusin
Sulle gradinate di Cagliari molti tifosi ma anche tantissime famiglie
CAGLIARI. I più superstiziosi avranno storto il naso, ma stavolta il numero 17 ha portato bene, eccome, agli azzurri che battendo la Svizzera per 90-60 hanno messo una seria ipoteca sulla qualificazione agli Europei. Sembrava una data infelice anche perché a ridosso del Ferragosto e invece Cagliari e la Sardegna hanno risposto presente. Da tempo non si vedeva un palazzetto così pieno. Una bella festa di sport, con tanti applausi per tutti, anche per gli elvetici. «E’ stato bello giocare in un clima così leale – ha sottolineato Alessandro Gentile – il pubblico è stato il sesto uomo per noi, ci ha sostenuto sempre e si è dimostrato sportivo anche nei confronti dei nostri avversari». Intere famiglie con bambini al seguito, tutti pronti a spellarsi le mani per le giocate di Pietro Aradori, osannato nel momento del suo millesimo punto in Nazionale, o per l’entrata in campo spumeggiante di Achille Polonara, o le sortite difensive del gigante buono Marco Cusin. Però alla fine inevitabilmente il più applaudito è stato l’idolo di casa, Gigi Datome che ha ripagato la gente con un’ennesima prestazione da incorniciare. «La mia fede ha solo un nome Gigi Datome» recitava uno dei tanti striscioni presenti sugli spalti e alla fine l’ala di Detroit si è rammaricato di non aver potuto dedicare più tempo a tutti coloro che avrebbero anche semplicemente voluto complimentarsi con lui. «Mi è dispiaciuto non fare foto e autografi a tanti bimbi – ha scritto Datome sui social – ma non c'è stato tempo. Venite durante la settimana, ci alleniamo tutti i giorni». Un invito a stringersi ancora di più a questa squadra fresca, operaia, con tanto cuore, che diverte e si diverte. (m.g.p.)
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