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«La Dinamo è pronta a stupire ancora»

di Andrea Sini
«La Dinamo è pronta a stupire ancora»

Paolo Citrini, fedelissimo assistente di coach Sacchetti: «La nuova scommessa biancoblù poggia su basi solide»

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SASSARI. Metti un gruppo nuovo agli ordini di Meo Sacchetti, e lui te lo trasformerà in una squadra affiatata. Parola di Paolo Citrini, il più fidato (e più fedele) tra i colonnelli del coach della Dinamo. Oltre trecento gare ufficiali («Sono 319», precisa) in otto stagioni al fianco del tecnico di Altamura, da Castelletto Ticino a Sassari, passando per Fabriano. E all’alba della sua nona stagione da assistente di Meo, con la squadra che ha appena iniziato il ritiro a Olbia, Citrini mette in fila speranze e certezze.

«Questo da un certo punto di vista è un po’ un anno zero – dice il trentottenne tecnico di Domodossola –. Siamo tutti d’accordo sul fatto che dopo tante partenze e tanti arrivi stiamo entrando in una nuova era. Siamo molto contenti delle scelte, ogni acquisto era una nostra prima scelta nel rispettivo ruolo. È vero che abbiamo rinunciato a un pizzico di talento, ma quest’anno avremo molto altro rispetto al passato: più atletismo, maggiore propensione a rimbalzo e nell’uno contro uno e molto atletismo in più».

La nuova Dinamo ha appena iniziato il suo percorso. Al di là della migliore forma da trovare il prima possibile, c’è da costruire la famosa chimica di squadra. «Da questo punto di vista Meo è un maestro – sottolinea Citrini –. Lui ha un grande carisma ed è molto bravo a trattare con i giocatori confrontandosi prima dal punto di vista umano, tirando fuori il meglio. Se un giocatore capisce questo ed entra in sintonia con lui e con il gruppo, i risultati anche a livello individuale diventano ottimali. Ci sono tantissimi esempi di giocatori che con Meo hanno giocato la stagione migliore della loro carriera».

Ma c’è un altro aspetto che riguarda la guida tecnica: «Già dall’anno scorso Meo si è messo in gioco in maniera forte. In passato era abituato ad avere 7-8 giocatori con gerarchie molto ben definite. Poi è passato a gestire un dualismo come quello tra due grandi play, Diener e Green, e ora c’è un roster molto lungo con alternative importanti in ogni ruolo. E anche se la propensione offensiva della squadra resta invariata – precisa l’assistant coach – ora cercheremo soluzioni diverse. Guardate che mettersi in discussione a 61 anni non è affatto scontato».

Quale può essere la sorpresa di questa stagione? «È difficile dirlo, perché ogni singolo ha le sue particolari motivazioni ed è potenzialmente nella stagione della svolta per la sua carriera. Penso a Lawal, che arriva in sordina ma ha molta fame; o Brooks, che è un giocatore fantastico, ma anche Todic e Sanders che, ognuno a suo modo, sono due tipi di giocatore che non abbiamo mai avuto».

Anche per alcuni degli italiani potrebbe essere una stagione importante. «Loro hanno consolidato negli anni la loro posizione – dice Paolo Citrini –. Il Devecchi visto l’anno scorso prima dell’infortunio, solo per fare un esempio, è uno dei giocatori che negli ultimi anni sono migliorati di più a livello assoluto. Uno come Tessitori ha avuto un anno per maturare e vedremo di creargli qualche occasione importante. Ma al di là di tutto, mai come in questa stagione ognuno dei dodici sarà fondamentale per la Dinamo».

Dopo otto anni al fianco di Sacchetti, e cinque stagioni complessive alla Dinamo, quello di oggi è un Citrini un po’ diverso da quello arrivato per la prima volta a Sassari nel 2007 come assistente di Demis Cavina. «È passato molto tempo e se penso a come ero 7-8 anni fa, moltissime cose sono cambiate. Credo di essere cresciuto come persona ed è chiaro che l’esperienza al fianco di un professionista come Sacchetti ti fa crescere anche come coach. Quella di quest’anno, con campionato ed Eurolega, è una grande sfida per tutti. Anche per me».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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