La mini rivoluzione di Giulini e Zeman
Tredici acquisti (tanti giovani), altrettante cessioni e un obiettivo: salvezza senza soffrire facendo divertire i tifosi
CAGLIARI. Se non è una rivoluzione poco ci manca. Il Cagliari ha cambiato volto. Sono partiti e arrivati quattordici giocatori. Erano più di quarant’anni che non succedeva una cosa del genere. Nelle ultime cinque stagioni gli acquisti sono stati fatti col contagocce e anche le cessioni non sono avvenute in massa. Il nuovo presidente, pur mantenendo lo “zoccolo duro” della squadra, ha voluto, su suggerimento di Zeman, dare una sterzata. Cambiare tante cose, trasmettere un segnale di discontinuità col passato. Una nuova filosofia, un modo di giocare diverso, rapporti cordiali con le istituzioni e un allenatore che con Cellino al timone non sarebbe mai sbarcato in Sardegna.
Il mercato. Il Cagliari è stato tra le società i più attive. E se non ci fossero stati alcuni intoppi (Almunia e Gonzalez, il primo non ha superato le visite mediche, il secondo è saltato un paio di minuti prima della chiusura delle liste), quella rossoblù sarebbe stata la squadra di serie A col maggior numero di facce nuove. Il direttore sportivo Marroccu ha lavorato senza sosta, è stato tantissimo ore al telefono ed ha presto molti aerei. Alla fine della giostra, il lavoro fatto va oltre la sufficienza e l’organico messo a disposizione del tecnico boemo è un mix tra giovani e giocatori esperti. Una miscela che ha sempre dato ottimi risultati. Il presidente Tommaso Giulini si augura che anche questa volta sia così.
I “superstiti”. Della scorsa stagione sono rimasti in dieci. E almeno sette di questi sono titolari. Anche se il termine non piace a mister Zeman. Il capitano Conti è un punto di riferimento e non ha fatto fatica a assimilare i concetti tattici dell’allenatore. Pisano, Rossettini, Ekdal, Cossu, Sau e Ibarbo, se stanno bene, sono una garanzia. Non a caso (a parte il colombiano perchè infortunato) nel match d’esordio a Reggio Emilia, sono stati schierati dall’inizio. Murru e Dessena (quest’ultimo dopo la sosta torna a disposizione) sono pronti a dare battaglia per entrare nella “top 11”. Il difensore in questo momento è la “riserva” di Avelar ma non ha nessuna intenzione di rassegnarsi a questo ruolo. Il centrocampista se la gioca con Crisetig. La partita è aperta.
I giovani. Ha ragione Francesco Marroccu quando sostiene che gli altri club ne parlano, mentre il Cagliari non solo ha puntato sui ventenni ma ha un allenatore che li manda in campo senza farsi condizionare dall’età. Se si va a scorrere la rosa rossoblù, i giocatori che non hanno ancora compiuto 25 anni sono sedici. E quelli arrivati quest’anno dodici. A testimonianza che la società sarda ha lavorato in prospettiva, sapendo di avere un trainer che ha lanciato tanti ragazzi, molti dei quali sono diventati dei campioni. Gli ultimi in ordine cronologico, Insigne (ora al Napoli), Verratti (gioca nel Psg) e Immobile (quest’estate è stato ceduto al Borussia Dortmund), punti fermi della nazionale di Prandelli e ora di Conte. Il Cagliari spera che col boemo le promesse diventino realtà.
Gli obiettivi. Tommaso Giulini è razionale e ambizioso allo stesso tempo. Il presidente del Cagliari è sicuro di aver costruito una squadra che può salvarsi con largo anticipo e totgliersi delle soddisfazioni. E ha un sogno: nell’anno del centenario lottare per un posto in Champions League. Un obiettivo importante, che in questo momento sembra irrealizzabile. Giulini è un manager che fa le cose per gradi, mai il passo più lungo della gamba e in pochi mesi ha dato un indirizzo preciso alla società, circondandosi di collaboratori capaci, con esperienze di alto livello alle spalle. La strada che si sta percorrendo è quella giusta.
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