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Meo Sacchetti apre la stagione di caccia

di Roberto Sanna
Meo Sacchetti apre la stagione di caccia

«Abbiamo l’occasione di sollevare il primo trofeo dell’anno»

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SASSARI. La nuova sfida di Meo è ripartire da zero su un livello più alto. La Supercoppa è un appuntamento di grande prestigio al quale il Banco partecipa da invitato principale, la nuova formula ha allargato il tabellone ma le due teste di serie rimangono Milano e Sassari. La Dinamo ha sollevato la Coppa Italia in febbraio al Forum di Assago, domani sera sfiderà Roma ma la finale che tutti vogliono è quella contro Milano, la squadra con la quale lo scorso anno se le è suonate di santa ragione: l’Armani ha eliminato i biancoblù dalla corsa scudetto in sei partite, però la sconfitta al Forum nei quarti di finale della Coppa Italia ha rappresentato una delle giornate più difficili per i futuri campioni d’Italia. La nuova stagione le ritrova, ancora, rivali annunciate nei ranking estivi: prima Milano, la squadra campione uscente, la più ricca, la più titolata; seconda Sassari, la realtà emergente che sta facendo la bocca alle grandi sfide e anche alle vittorie.

La novità è che il primo incrocio rischia di arrivare molto presto, magari già domenica in finale. Sempre che Roma non faccia scherzi: «Appunto, cominciamo a dire che non dobbiamo cominciare questa Supercoppa pensando alla finale, a un’eventuale sfida con l’Armani – dice il coach della Dinamo –. Abbiamo sempre pensato giorno per giorno, non è il caso di cambiare modo di fare proprio adesso. Dobbiamo soltanto pensare alla partita con Roma, il resto non esiste».

Che cos’è per voi la Supercoppa?

«Un appuntamento di grande prestigio, una manifestazione che ci dà l’opportunità di provare a sollevare il primo trofeo della stagione. Il fatto di prendere parte all’evento in qualità di invitati principali è sicuramente molto bello e ci gratifica. L’invito ce lo siamo guadagnato sul campo, entriamo dalla porta principale. Certo, non siamo gli stessi che hanno vinto la Coppa Italia, sono rimasti solo gli italiani, ma sappiamo che nello sport le cose vanno così».

Avete giocato tanto anche per questo, per conoscervi il più possibile?

«Abbiamo giocato molte partite, soprattutto abbiamo trascorso molto tempo insieme a cominciare dalle prime due settimane di ritiro al Geovillage, avevamo bisogno anche di queste cose per imparare a conoscerci. Poi c’è l’aspetto tecnicoe questa secondo me è una squadra che aveva comunque bisogno di giocare un po’ di partite».

E come è andata?

«Direi bene, anche se abbiamo avuto tanti piccoli acciacchi. Ho visto delle cose buone e altre meno buone, abbiamo giocato belle partite e altre brutte, ho visto degli alti e bassi anche all’interno di una singola partita. Ci vuole ancora un po’ di tempo per arrivare al meglio, trovare quegli equilibri che consentano ai giocatori di esaltare le loro caratteristiche. Ci vuole tempo perché prima di tutto bisogna conoscersi».

Parliamo dei nuovi, per esempio David Logan: è vero che era un suo “pallino” e ha insistito tanto sul suo nome?

«È vero che è un giocatore che mi piace tantissimo ma onestamente non avrei mai pensato di vederlo qui. Invece a un certo punto si è aperta una finestra e abbiamo chiuso il contratto, devo dire che vedere alla Dinamo uno come lui significa riconoscere il credito che questa società si è guadagnata nel corso delle stagioni, è un premio al nostro passato».

E Dyson che tipo è?

«Un giocatore in possesso di un enorme talento che a mio parere ha ancora ampi margini di miglioramento, penso che per lui il meglio debba ancora arrivare. Dobbiamo lavorare per eliminare gli alti e bassi che a volte lo frenano, detto questo stiamo parlando veramente di un talento super con in più qualità fisiche fuori dal comune per un piccolo».

La sfida di Meo Sacchetti è anche quella di esportare al piano più alto, quello dell’Euroleague, il suo stile di gioco così particolare?

«Sicuramente questa squadra non può giocare a basse velocità, non andremo a uno all’ora, vogliamo esaltare il più possibile le caratteristiche dei giocatori trovando però la difesa come chiave giusta per poter correre come vogliamo. Per il resto l’Euroleague non è fatta solo di squadre che giocano ai 24’. Alcune lo fanno altre no. Per esempio, e fatti tutti i rapporti del caso, il Real Madrid è una squadra che va a mille all’ora e anche il Barcellona è un’altra squadra a cui piace correre. Ora, fatti salvi i rapport del casoi, se lo fanno altri possiamo provare a farlo anche noi».

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