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Il Banco alza al cielo anche la Supercoppa

Vittoria storica contro l’Armani Milano, Dyson è l’Mvp

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SASSARI. I signori delle coppe. In campionato ne riparleremo ma il Banco di Sardegna sulle gare singole, nei week-end dove conta solo vincere o morire, non lo batte nessuno. La festa esplode al PalaSerradimigni, i giocatori ballano impazziti sul parquet sulle note di “Urlando contro il cielo” di Ligabue, la canzone che porta fortuna dai tempi delle finali di Legadue. Quasi un’altra epoca, eppure qualcuno è rimasto, c’è ancora il capitano Manuel Vanuzzo, c’è ancora Jack Devecchi, sugli spalti del palazzetto ci sono le stesse facce. tutti un po’ più vecchi, tutti carichi di gloria dopo cinque anni di vittorie pazzesche. Dopo la Coppa Italia la Supercoppa, sempre battendo Milano, stavolta in casa, a Sassari. Il bilancio era 0-13 ieri alle 20,15, è diventato 1-14 e quell’unica vittoria vale tantissimo. Il trucco? Forse aveva ragione Meo Sacchetti: nel tabellone la Dinamo figurava in trasferta in segno di omaggio ai campioni d’Italia. E Milano, si sa, in casa dal Banco le ha prese spesso e volentieri.

A ritmo infernale. Il Banco ha vinto perché l’ha messa sul suo ritmo dall’inizio alla fine, ha azzannato una Milano che non si aspettava un avvio di quel genere e quel break se l’è portato addosso fino alla fine. Siamo solo in preseason e gli acciacchi avranno anche pesato, ma una squadra così lunga, potente e talentuosa perde solo se sei più forte. La Dinamo ha insistito fino alla fine sul suo canovaccio, anche a costo di concedere un controbreak pesantissimo e rischiare di farsi avvolgere dai pick and roll di Ragland e dal talento di MarShon Brooks, che in certi momenti ha dato l’impressione di fare quello che voleva. Fino all’ultimo quarto, quando il rientro di Dyson e Logan, fino a quel momento frenati dai falli, ha riacceso il turbo. E Milano, a quel punto, non ne aveva più, ricacciata indietro in doppia cifra l’Armani non è più risalita.

La panchina. Partito a razzo col quintetto, con brooks impressionante (8 rimbalzi nel primo quarto), Lawal in versione Signore degli anelli, il Banco ha dovuto fare i conti coi problemi di falli. Troppo presto seduto Dyson e anche Logan, Sosa e Devecchi non li hanno fatti rimpiangere. E poi Miroslav Todic, uno che due stagioni fa giocava in Legadue (come Lawal) e ieri ha “rischiato” di diventare l’Mvp.

Azzannati. Non c’è altro modo per definire la partenza del Banco, che ha lasciato Milano sul posto in un modo che forse l’Armani non si aspettava, e cioè mettendo le mani dappertutto in difesa. Sulle linee di passaggio, negli uno contro uno, soprattutto nell’area colorata. Dopo il primo canestro di Kleiza, ci sono state solo maglie biancoblù:11-4, 20-8, 26-10 e 29-14 al primo quarto. Il doppiaggio (36-18) di inizio secondo quarto è irreale, in quintetto ruvido con Cusin, Devecchi e Todic. Non poteva durare, infatti è durato molto poco con Kleiza e Brooks che hanno rilanciato il controbreak: 19-1 per Milano, tutto da rifare e in troppo poco tempo.

Braccio di ferro. Un alley-oop di Lawal ha fermato l’ondfata milanese, la partita si è anche scaldata tra antisportivi e falli tecnici, il Banco è andato avanti dalla lunetta sfruttando il bonus: 50-40 all’intervallo. Terzo quarto ancora spigoloso, Milano si riavvicina 72-68 e dà l’impressione di aver portato la partita sul suo ritmo. Ma nell’ultimo quarto rientrano Logan e Dyson, che firma il break e si guadagna i voti dell’Mvp. Dal 72-71 all’81-71, Milano si arrende.

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