E dopo le due coppe ora la doppia sfida Scudetto-Euroleague
La squadra guidata da Meo Sacchetti pensa in grande e l’entusiasmo del pubblico può fare la differenza
Non c’è più Travis, non c’è più Drake. Sarà dura ma la vita continua e, anzi, può essere ancora più divertente e gratificante. In questo senso il week-end della Supercoppa è stato denso di significati per il Banco di Sardegna, che in due giorni ha celebrato con commozione il suo passato e inaugurato un futuro ricco di promesse. Il sabato Travis Diener è ricomparso al PalaSerradimigni in versione borghese, ormai concentrato sul suo nuovo ruolo alla Marquette University, la domenica il suo successore Jerome Dyson è stato eletto miglior giocatore della Supercoppa vinta dalla Dinamo a spese di Milano.
Un circolo virtuoso che sembrava scritto da uno sceneggiatore, col quale il Banco inaugura quella che sarà anche la sua prima stagione in Eurolega. Quasi un miracolo, per una società che ha conquistato la Serie A solo nel 2010 e più volte ha rischiato di sparire. Ora sembra un altro mondo, il progetto Dinamo è preso a modello da tutti per la perfetta sinergia col territorio, le istituzioni e il pubblico, e la squadra sembra aver fatto il definitivo salto di qualità, perché non solo diverte ma comincia anche a vincere trofei e a rifilare schiaffoni alle società che hanno fatto la storia del basket italiano. Se la Coppa Italia era stato il trionfo del basket bianco e cerebrale dei cugini Diener, la Supercoppa è stata la celebrazione del nuovo corso, quello di una squadra più atletica e aggressiva, capace di correre a mille all’ora prendendo però energia dalla difesa. Il primo quarto contro l’Armani è stato spaventoso in questo senso, al PalaSerradimigni non si era mai vista una Dinamo capace di difendere in quella maniera, maltrattando gli avversari come se fossero una squadretta di mezza classifica. Jerome Dyson e David Logan, una volta sincronizzati, rischiano di essere una coppia inarrestabile: uno ha talento smisurato e mezzi atletici fuori dal comune, l’altro esperienza (oltre 100 gare in Eurolega) e capacità di essere determinante al momento giusto. Rakim Sanders ha una forza fisica mostruosa e in difesa non concede nulla, Jeff Brooks un’ala che sa fare tutto e atleticamente straripante. Sotto canestro la filosofia di Meo Sacchetti non è cambiata: un lungo verticale e leggero come Shane Lawal, un 4/5 perimetrale come Miroslav Todic che sa usare allo stesso modo il tiro da tre punti e i gomiti. In più l’acquisto dell’ultimo momento, e che acquisto: Marco Cusin, pivot della Nazionale, centro di sostanza, difensore, stoppatore, capace di coprire il campo in poche falcate. Il nome giusto soprattutto in chiave europea, mentre a completare il reparto guardie il genio e la faccia tosta di Edgar Sosa, già decisivo in Supercoppa, rischiano di aggiungere una variabile difficile da fermare.
Il vero segreto resta però il gruppo italiano, quello che ha il compito non solo di produrre in campo ma anche (forse soprattutto) indirizzare i nuovi arrivati nella “retta via”, indicando quale sia il modello Dinamo. L’eterno capitano Manuel Vanuzzo, che la prossima primavera compirà 40 anni, Jack Devecchi, il ministro della Difesa che ora sa anche segnare, Brian Sacchetti, molto più che il figlio del coach, e il sassarese doc Massimo Chessa costituiscono una risorsa che poche squadre hanno e spesso fa la differenza fuori dal campo.
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