Ci manca un po’ di cinismo ma credo in questa Torres
Domenico Capitani fa il punto della situazione dopo la sconfitta col Giana: «A Sassari è difficile fare calcio, ma non ho nessuna intenzione di arrendermi»
SASSARI. «Sa qual è la cosa che mi da più fastidio? Che ogni volta ci chiedono di fare l’analisi del sangue per vedere chi siamo e da dove arriviamo. Quando ho preso la Torres, una società di 111 anni, non pensavo di dover ripartire da zero. Invece è proprio così: stiamo battagliando per i campi, per riportare i tifosi allo stadio e per cercare di dare una struttura professionistica alla società. Ma è davvero difficile». Il giorno dopo l’imprevisto ko contro la Giana Erminio Domenico Capitani fa il punto sulla prima fase della stagione. Partendo da una premessa: «Nonostante tutte le difficoltà non ho mai pensato di mollare. Non abbandono la mia creatura anche se stanno facendo di tutto per farmene disinnamorare».
Presidente cominciamo dall’anticipo di sabato. Che cosa non ha funzionato?
«Penso che ci sia mancata la convinzione e un po’ di cinismo. L’ho detto al termine della partita e lo ripeto oggi, a freddo. La Torres non è una squadra da serie B ma non è nemmeno l’ultima arrivata. Col Giana potevamo vincere ma abbiamo peccato di presunzione. Dopo un primo tempo controllato con autorità i ragazzi sono tornati in campo convinti di poter passeggiare e invece si sono rilassati consentendo agli avversari di prendere coraggio e di passare in vantaggio. Un errore che non riusciamo a correggere».
Ieri si parlava di possibili nuovi arrivi. E’ così?
«In questo momento il mercato è chiuso. A gennaio faremo un primo bilancio e vedremo se sarà il caso o meno di cercare rinforzi».
La rosa è molto folta. C’è qualcosa della quale si è pentito.
«La rosa è importate. Pensi che con il costo di tre giocatori della Torres la Giana ha costruito tutta la squadra. Però ci sono società che hanno speso più soldi di noi, penso al Novara e all’Alessandria, e stanno peggio. No, non credo di aver fatto errori».
La Torres stenta in attacco. La convince il modulo con una sola punta adottato anche sabato a Monza?
«Mi sembra che Costantino stia lavorando bene. Certo bisognerebbe avere un assetto un po’ più duttile, ma mi rendo conto che certe cose si creano col tempo e la pazienza».
C’è un caso Baraye? Doveva fare la differenza, invece sta arrancando.
«Ho parlato col ragazzo. Mi ha detto che sta lavorando e che farà di tutto per farsi trovare pronto al più presto. Voglio crederci perchè le credenziali sono ottime e abbiamo bisogno di un giocatore come lui».
Un altro argomento spinoso sono le strutture. Ogni due giorni c’è un problema...
«Guardi le confesso che fare calcio a Sassari è proibitivo. Non pensavo fosse così difficile. E con questo non voglio dire che è colpa del sindaco o di chi l’ha preceduto. Dico solo che non ci sono strutture. Che stiamo lottando per trovare un campo dove allenarci, che le squadre giovanili sono sballottate da una parte e dall’altra e che anche il manto erboso del Vanni Sanna è al limite della praticabilità. Non voglio pensare che cosa succederà questo inverno».
Si aspettava più gente in tribuna?
«Francamente sì. Mi avevano parlato di una città col calcio nel sangue invece fatichiamo a portare i portare i tifosi in tribuna. E’ un peccato perchè la Torres ha bisogno di tutti».
Antonio Ledà
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