Sussulti e amnesie, il gruppo va saldato
Sinora i biancoblù hanno giocato a corrente alternata I continui strappi sono figli di una chimica ancora da trovare
SASSARI. Alti e bassi, brevi fughe e lunghi periodi in apnea. Discese ardite e risalite che per la Dinamo stanno diventando quasi una normalità ma che alla lunga rischiano di rappresentare una scivolosissima costante.
Anche nell’esordio interno di Eurolega contro l’Efes Istanbul la squadra di Meo Sacchetti non ha certamente avuto nella continuità di rendimento la sua dote principale.
Strappi&strattoni. Tralasciando i due impegni della Supercoppa, le quattro gare ufficiali sinora disputate (due in campionato e due in Eurolega) hanno avuto una costante: i break improvvisi e devastanti, seguiti molto spesso da fasi di completa confusione, nelle quali la squadra si fa fare a fette in difesa e (come conseguenza diretta, viste le caratteristiche del gruppo) finisce per incartarsi malamente in attacco. Contro Bologna il Banco è partito male ma si è subito rimesso in corsa con un 10-2, poi una flessione, ancora un 12-3 nel secondo quarto immediatamente seguito da uno 0-9. E ancora un devastante 20-4 nel terzo parziale, che ha dato la svolta definitiva al match. Altro caso di scuola, la gara giocata in Russia con il Novgorod: print iniziale devastante di Logan e compagni (3-13, sino al 7-26). Poi la macchina si è improvvisamente inceppata e i biancoblù hanno incassato un 10-0 che ha riportato in vita gli avversari, bravi poi nel corso della gara a ribaltare completamente il punteggio. Si è proceduto a strattoni anche al PalaCarrara di Pistoia: subito dal 4-9 al 7-19 (3-10), poi il controbreak toscano di 13-2. Nel terzo quarto il parziale di 10-0 sassarese subito rintuzzato con un 9-2. Stessa musica venerdì notte contro l’Efes Istanbul: dopo la partenza difficile, il Banco è risalito in un attimo dal 16-24 al 34-36, Poi ancora buio (46-57) e un’improvvisa fiammata sassarese (10-0), alla quale la squadra di Ivkovic ha risposto con un 10-3. Infine, negli ultimi minuti, l’inaspettata risalita dal -13 (61-74) al 75-79 (break di 14-5), che sembrava avere riaperto una gara apparentemente chiusa a chiave dall’Efes.
Chi accende il motore. Come la storia di queste quattro gare dimostra,quando la Dinamo decide di accendere il motore, è in grado di spaccare le partite. Già, ma quando si accende questo motore? La sfida di venerdì notte contro l’Efes Istanbul dice moltissimo sui pregi e i difetti dei biancoblù. Dopo che il quintetto alto ha ampiamente “fallito” nel primo quarto, nel secondo parziale la Dinamo si è riaccesa grazie alla fiammata di Dyson, che ha messo dentro 16 punti quasi consecutivi, con quattro triple e due canestri dall’area. Nel terzo quarto il risveglio sassarese è coinciso con il rientro in campo di Brooks (che pur segnando poco ha arginato in maniera seria i lunghi avversari) e la ritrovata venda di un Rakim Sanders finalmente concreto in attacco. In sostanza, la Dinamo al momento non sembra ancora una squadra a tutti gli effetti, ma solo un concentrato di ottimi giocatori (le stelle non mancano) che con le loro giocate sono in grado di regalare un break (estemporaneo ma magari decisivo) ai biancoblù. La “squadra”, quella che difende come un gruppo e riparte a mille in attacco, si è vista di fatto solo nell’ultimo periodo. Ed è anche da quello che deve ripartire la ricerca della tanto celebrata “chimica giusta”.
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