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basket»SASSARI CONTINUA A SORRIDERE

di Andrea Sini
basket»SASSARI CONTINUA A SORRIDERE

INVIATO A ROMA. Il campionato di serie A non sarà l’Eurolega, ma la crescita di un gruppo passa anche attraverso partite vinte in mezzo a mille difficoltà. La Dinamo si mette definitivamente alle...

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INVIATO A ROMA. Il campionato di serie A non sarà l’Eurolega, ma la crescita di un gruppo passa anche attraverso partite vinte in mezzo a mille difficoltà. La Dinamo si mette definitivamente alle spalle la sconfitta di Kazan, si gode il primato solitario in classifica (Milano ieri ha perso ad Avellino) e si lancia verso la spedizione di Madrid con tutto lo slancio che arriva dalla bella vittoria di domenica sera in casa del l’Acea Roma. Per la prima volta nella sua storia Sassari è sola in vetta.

Vecchi vizi. Durante il match del PalaTiziano è andato nuovamente in scena quello che Meo Sacchetti ha definito “un film visto più volte”: ovvero il classico blackout che colpisce all’improvviso i sassaresi e che, molto spesso, costa ai biancoblù sanguinosi break. A Roma è accaduto nel terzo quarto, dopo che nel primo tempo il Banco aveva dato spettacolo, toccando più volte un vantaggio di 16 punti. Difesa molle e attacco confusionario, è questo il dark side della luna biancoblù, che dipende da fattori mentali, e sul quale Sacchetti e il suo staff stanno lavorando da tempo.

Nuove virtù. Tralasciando i fuochi d’artificio dei primi 12 minuti di gioco, nei quali la Dinamo ha dato spettacolo dalla linea dei 6,75 (a un certo punto il computo delle triple diceva 9 su 10) e che comunque sono nelle corde di Dyson e compagni, le cose più interessanti si sono viste nell’ultimo quarto. Nella fase più calda del match, con l’inerzia tutta dalla parte della squadra di Dalmonte, la Din amo ha mostrato uno spirito di squadra e un’unità per certi versi inediti. Da gruppo egoista e troppo sfilacciato, la squadra di Meo Sacchetti ha saputo finalmente trasformarsi in qualcosa di più: qualcosa che ha permesso di vedere cambi difensivi sull’arco del tiro, aiuti dei lunghi sulle penetrazioni nell’area colorata, azioni offensive gestite in maniera corale. Poi le giocate vincenti sono arrivate dagli assi, Dyson e Logan, ma senza le gomitate di Todic, la faccia tosta di Brian Sacchetti e l’incredibile capacità di Brooks di essere ovunque senza farsi notare, a quest’ora staremmo parlando di ben altro.

Geni sregolati. Logan e Dyson, appunto. Capaci di infiammare i match ma anche di eclissarsi in maniera preoccupante. Dyson aveva già avuto qualche amnesia nei precedenti match, e a Roma è stato pesantemente condizionato dai falli. Nei 40 minuti del PalaTiziano, Logan (in campo per 35’, con un plus/minus di 5 e un solo assist) ha invece vissuto due fasi eccezionali e decisive (l’avvio di gara e gli ultimi 5’) intervallate da un momento di completa confusione. Gli scout ufficiali gli assegnano 4 palle perse, che sono una marea, ma chi ha visto il match ha avuto l’impressione che siano state almeno un paio in più. Dal giocatore più esperto della Dinamo, quello al quale Sacchetti sta affidando le chiavi della squadra, è lecito attendersi un po’ di attenzione in più. Salvo, ovviamente, inchinarsi di fronte alle giocate degli ultimi minuti.

Invasione sarà. In vista della storica sfida in casa del Real Madrid, la bella vittoria di Roma e il primato solitario possono innescare nella mente dei biancoblù il classico circolo virtuoso fatto di serenità e fiducia. E in arrivo dalla Sardegna ci sono almeno 150 tifosi. Il treno della storia passa per tutti e merita di essere preso al volo.

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