Il Cagliari non riesce a cambiare marcia
Alti e bassi dei rossoblù, il bilancio dopo dieci giornate è in rosso. Ibarbo e Crisetig (squalificati) salteranno il Genoa
INVIATO A ROMA. La classifica del Cagliari è avara. I rossoblù potevano avere almeno quattro punti in più, ma quello che conta sono i numeri. Il bilancio dopo dieci giornate è in rosso. Nove punti, solo quattro squadre alle spalle e una serie di difetti che quando sembrano risolti all’improvviso ricompaiono. L’Olimpico, forse, ha un effetto soporifero sui rossoblù. Entrano in campo e si addormentano. E’ successo con la Roma (il letargo è durato tutta la partita), il fenomeno si è ripetuto l’altro ieri con la Lazio, con una differenza: i giocatori di Zeman si sono svegliati nel secondo tempo, quando ormai il risultato era compromesso. Un problema a cui il tecnico boemo, finora, ha trovato solo soluzioni tampone, capaci di bloccare temporaneamente le “emorragie”. Ogni tanto ci sono delle ricadute e gli effetti devastanti. Le rimonte (come con la Sampdoria) non sempre riescono e tutto diventa più complicato quando si sbaglia l’approccio.
Costruzione e circolazione. La squadra, spesso, tende ad abbassarsi troppo e ha difficoltà nel cominciare l’azione. Questo perché la distanza tra la difesa e il centrocampo si dilata, con la conseguenza che il pallone staziona troppo tra i piedi dei difensori, più delle volte costretti al lancio lungo. Così per gli avversari diventa un gioco da ragazzi inaridire le fonti del gioco zemaniano basato su corsa e velocità. Un tocco, massimo due per non dare il tempo a chi ti sta di fronte di posizionarsi. Limiti che lunedì notte sono venuti a galla nella loro totalità e la Lazio, senza pietà, ha colpito tre volte mettendo in freezer il match.
Orgoglio. Non si può dire che il Cagliari non ne abbia. Il secondo tempo dell’Olimpico lo conferma. Un’altra squadra avrebbe rischiato la goleada, i rossoblù, invece, hanno trovato la forza di rialzarsi e rimettere in discussione una partita chiusa. Hanno cominciato a giocare come avrebbero dovuto fare un’ora prima e hanno messo alla frusta una formazione che non è terza in classifica per caso. Su questo aspetto bisogna riflettere, regalare un tempo agli avversari è come farsi più di un autogol.
Sardi appannati. Pisano e Murru sembrano le copie sbiadite dei giocatori che si conoscevano. Il primo ha perso smalto, fa fatica nella fase difensiva e quando si propone in avanti non riesce a incidere, sbagliando le cose più banali. Murru avrebbe dovuto sfruttare senza esitazione la chance che la squalifica di Avelar gli ha offerto. Ha fallito, dando ragione a Zeman che lo tiene in panchina. Cosa stia succedendo a questo ragazzo è difficile dirlo. Forse è un problema di testa, ha perso la sicurezza che lo ha sempre accompagnato. Questo lo rende vulnerabile e gli fa commettere molti errori. Murru non è diventato di colpo un “brocco”, va recuperato sul piano psicologico e in questo avranno un ruolo importante non solo l’allenatore, ma anche i compagni e la società.
Verso il Genoa. Magari domenica, visto che si gioca all’ora di pranzo, i rossoblù saranno svegli quando l’arbitro darà il via alle ostilità. Nel frattempo Zeman (che l’altro ieri ha ironizzato dicendo che i suoi alle 9 vanno già a letto) dovrà pensare a come sostituire gli squalificati Crisetig e Ibarbo. Per quest’ultimo la soluzione sembra essere Farias, mentre per il centrocampista si “sfidano” Donsah e Dessena. Col ghanese in leggero vantaggio. Domenica il Cagliari non potrà permettersi il lusso di sbagliare. Sarebbe una mazzata. Psicologica e per la classifica.
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